«In quattro anni perse 200 attività ambulanti»

MERCATI. L’allarme lanciato da Anva e Confesercenti Bergamo: «Il decennio d’incertezza innescato dalla direttiva Bolkestein ha reso precario il settore». L’approfondimento su L’Eco di Bergamo del 23 febbraio.

Mercati sempre più vuoti, non di clienti ma di operatori. In due anni sono sparite, su tutto il territorio nazionale, 14mila attività ambulanti, al ritmo di 19 al giorno. Dal 2020 al 2022 le imprese del commercio su aree pubbliche sono passate da oltre 176 mila a poco più di 162 mila. Ma oltre ad aumentare le chiusure sono crollate anche le aperture. Anva, l’associazione che riunisce le imprese del commercio ambulante Confesercenti, ha lanciato l’allarme evidenziando come ci siano state 4.000 nuove realtà nate nel 2022 e poco più di 3.500 nel 2023, mentre nel 2015 erano 15.000.

«E se il trend si confermasse, già nel 2025 non ci sarebbero più nuove imprese», si legge nella lettera recentemente inviata da Maurizio Innocenti, presidente nazionale Anva, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una calo, quello delle attività ambulanti, anche a scala locale: «Nella Bergamasca ne sono sparite circa 200 in quattro anni», spiega Cesare Rossi, vice direttore di Confesercenti Bergamo. Dalle 2024 attività registrate nel 2020, tutte prevalentemente a conduzione familiare e con una media di tre dipendenti, s’è infatti scesi a circa 1800, anche a causa della pandemia. A scuotere il settore, in queste ultime settimane, il rilievo nazionale della Legge Concorrenza 2022, con la segnalazione del presidente Mattarella a Governo e Parlamento rispetto all’adeguatezza delle norme inserite nel documento, soprattutto in ottica europea. «I criteri generali per il rilascio di nuove concessioni appaiono restrittivi della concorrenza in entrata e favoriscono, in contrasto con le regole europee, i concessionari uscenti», la segnalazione del presidente Mattarella. «Ma basta osservare i mercati come sono oggi per capire che il nostro non è un settore che necessita di maggiore concorrenza, bensì di più certezze e di una nuova regolamentazione legislativa», scrive Innocenti nella sua lettera.

Direttiva Bolkestein

Il tema degli stabilimenti balneari tocca anche il commercio su suolo pubblico e gli ambulanti dei mercati in particolare, soggetti al rinnovo concessioni che attendono di normare da oltre 10 anni. «Il problema è che senza la certezza del rinnovo queste attività, per lo più familiari, faticano a progettare e investire sul proprio lavoro e, complice la crisi del ricambio generazionale, il settore rischia di perdere sempre più attrattività», commenta Antonio Caffi, presidente Anva Bergamo. «A pesare sul mondo degli ambulanti è il decennio di incertezza innescato dalla Direttiva Bolkestein del 2010, che ha di fatto bloccato questo comparto, impedendo il rinnovo automatico di quelle autorizzazioni/concessioni per le quali vi sia scarsità della risorsa naturale e prevedendo che il rilascio di questi titoli si deva procedere mediante procedure selettive - spiega Rossi -. Questa norma europea ha precarizzato un settore a cui non avrebbe dovuto essere applicata: siamo in una fase di interregno e non ci sono regole sul futuro rinnovo. Nel frattempo è aumentata la concorrenza sleale, s’è abbassata l’offerta e gli stalli vuoti nei mercati di tutta Italia sono sempre di più. In Regione Lombardia come associazioni abbiamo giocato un ruolo chiave, consigliando ai Comuni di fare bandi pubblici di assegnazione fino al 2032 tanto che in Bergamasca l’80% delle amministrazioni ha rinnovato la concessione. Abbiamo avuto un’audizione in Senato, il dialogo è aperto e attendiamo risposte. La nostra proposta è di tenere buone le concessioni rinnovate ed entro il 2025 rimettere a bando nuovi posteggi».

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