Anoressia e bulimia, è boom: «Ecco la nuova pandemia»

In Lombardia. La Regione: un piano di contrasto. A Bergamo 600mila euro. Bondi: ambulatori al «Papa Giovanni». «Serve una rete di offerte e servizi».

Il Covid ha fatto da detonatore, con tante ragazze e ragazzi costretti all’isolamento in una fase delicatissima per la loro crescita emotiva; ora la nuova pandemia è esplosa: i casi di disturbi del comportamento alimentare sono in crescita esponenziale, vite sempre più giovani, poco più che bambine e bambini, si ritrovano a soffrire di anoressia e bulimia, mettendo a rischio il loro futuro di adulti e la loro stessa vita, mentre i servizi di sostegno a disposizione in Lombardia si rivelano, a detta degli esperti, poco coordinati e soprattutto insufficienti. La Regione ha avviato un programma di contrasto ai disturbi della nutrizione, puntando su progetti che amplifichino e adeguino l’offerta di servizi all’esplosione del fenomeno: i dati più recenti segnalano che tra i giovanissimi della Lombardia di età compresa tra 6 e 16 anni, l’incidenza di questi disturbi fa registrare una crescita che oscilla da oltre il 50% a quasi il 300%, a seconda della fascia di età, rispetto al periodo prepandemico.

Un nuovo approccio

E di recente l’assessorato regionale al Welfare ha annunciato «l’avvio di un approccio nuovo favorendo l’accessibilità ai servizi dedicati all’intercettazione e cura dei disturbi, secondo una visione che tenga conto dei diversi contesti». Le Ats, quindi, è stato illustrato dalla Regione, «dovranno programmare l’utilizzo dei fondi, effettuare la mappatura della rete di servizi e di équipe dedicate alla prevenzione, diagnosi e cura sul territorio, concentrare le risorse sui servizi già operativi e valutare le nuove proposte progettuali avanzate dagli enti erogatori». I fondi stanziati, a livello regionale, ammontano a 5,6 milioni di euro per tutta la Lombardia, per la Bergamasca il sostegno è intorno ai 600mila euro, tra fondi regionali (circa 450mila) e ministeriali.

«Enti in dialogo»

I casi di disturbi del comportamento alimentare sono in crescita esponenziale, vite sempre più giovani, poco più che bambine e bambini

«Stiamo assistendo a un abbassamento dell’età di esordio di disturbi, tra i 10 e gli 11 anni, le più colpite sono le ragazze, ma ora cresce anche il numero dei maschi. In ospedale al “Papa Giovanni” abbiamo ricoverato di recente in Pediatria due bambine di 9 e di 10 anni per anoressia nervosa – rimarca Emi Bondi, direttrice del Dipartimento di salute mentale e delle dipendenze dell’Asst Papa Giovanni oltre che presidente della Società italiana di Psichiatria; impegnata anche nella cabina di regia regionale proprio per questi nuovi percorsi –. I disturbi alimentari così in crescita sono anche un frutto di questa società, in cui c’è una attenzione accentuata al corpo, in cui l’eccessiva magrezza è apprezzata, in cui l’ossessiva ricerca del benessere maschera disturbi ben più complessi. Il Covid ha tolto il velo a molte situazioni, ha esaltato le difficoltà dei più giovani e l’abuso di Internet e l’isolamento hanno giocato un ruolo importante. L’approccio di cura a questi disturbi necessita di équipe e servizi multidisciplinari, di diversi livelli di assistenza, dall’emergenza alla riabilitazione, e di competenze diverse. La presa in carico deve essere quindi articolata e condivisa tra i servizi le offerte».

«Un approccio complesso»

Perché, continua Emi Bondi, «l’approccio a questi casi è molto complesso: i ragazzi che soffrono di disturbi alimentari non hanno coscienza della malattia, di fronte a un’approvazione sociale della magrezza sono convinti di dimostrare la loro capacità di controllo di sé: è l’esatto contrario. La Lombardia soffre di carenza nell’offerta di servizi in questo ambito, purtroppo: da qui l’importanza di far nascere una rete territoriale in cui pubblico e privato, tutte le strutture esistenti dialoghino tra loro. Si stanno ora mappando tutte le forze del territorio per farle agire insieme e intercettare rapidamente i bisogni, orientandoli nei servizi più adatti: il “Papa Giovanni” aprirà ambulatori appositi per i disturbi alimentari, attiveremo letti di degenza specifici in day hospital e anche nelle aree della Medicina. Le offerte delle altre Asst, la Bergamo Ovest con i suoi ambulatori, la Est con il Centro previsto a Piario e della casa di cura Palazzolo, con la sua struttura in funzione da tempo collaboreranno tutte insieme». Finora i contatti tra le diverse realtà erano «a spot», tra medici che si segnalavano i casi, con pazienti inviati in strutture di ricovero o di riabilitazione anche fuori provincia e fuori regione e il risultato di lunghe ed estenuanti attese e peregrinazioni in cerca di risposte per i giovanissimi malati e le loro famiglie disperate.

Il Covid ha tolto il velo a molte situazioni, ha esaltato le difficoltà dei più giovani e l’abuso di Internet e l’isolamento hanno giocato un ruolo importante

«Interventi rapidi»

«Siamo in una nuova pandemia – rimarca Gianbattista Martinelli, direttore generale della casa di cura Palazzolo di Bergamo che ha al suo interno il Centro per i disturbi del comportamento alimentare nato nel 2001 –. Questo è un problema di salute pubblica, e senza una rete di servizi che collaborano non si può avere una risposta clinica e sociale risolutiva. Ora è importante costruire progetti e che ognuno metta in campo la propria esperienza per un intervento rapido, economico e risolutivo. Dopo il dramma del Covid, ci sono i segnali concreti di una volontà di presa in carico comune: Ats, i soggetti pubblici e noi siamo impegnati per fare rete. Questi drammi vanno affrontati tutti insieme». Un lavoro tra realtà diverse, che devono operare in multidisciplinarietà: le figure professionali chiamate in causa sono molte: si va dagli psicologici ai medici internisti, dai dietologi agli psichiatri e neuropsichiatri infantili.

«Formazione ad hoc»

«Ed è necessaria una formazione ad hoc per le figure professionali coinvolte – rimarca Alberto Imberti, direttore sanitario della casa di cura Palazzolo –. Negli incontri con l’Ats e le realtà pubbliche per la costruzione di una rete territoriale si sta anche affrontando la questione della formazione, che sto seguendo personalmente». «I fondi dalla Regione - conclude - serviranno anche a potenziare le risorse, in un momento storico in cui la carenza dei medici è generalizzata. E, in particolare, non si trovano psichiatri».

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