Scuola, per i libri di testo aumenti fino al 12%. «Dura far tornare i conti»

CARO VITA. Rincari record per i volumi scolastici che pesano su famiglie ma anche sulle scuole: i «tetti di spesa» impongono budget sempre più difficili da rispettare.

Caro libri, ci risiamo. L’anno scolastico 2002-2023 è stato archiviato da poco e già le famiglie devono fare i conti con le spese che dovranno sostenere per quello ormai alle porte. In primo luogo i libri di testo che quest’anno hanno subito un aumento medio di circa l’8%, ma con punte del 12%. Rincari pesanti se confrontati con quelli degli anni passati, quanto si attestavano mediamente attorno al 3%.

A lanciare l’allarme, Confesercenti Bergamo e Sil-Sindacato dei librai preoccupati delle pesanti ripercussioni su librerie e cartolibrerie, che paradossalmente vedono ridursi i margini di guadagno, passati dal 15% lordo di due anni fa a circa il 10% attuale. A complicare le cose per tutti, comprese scuole e famiglie, anche i famosi tetti di spesa per i quali è stata emanata una nota (risalente al 9 aprile 2014) che precisa la loro determinazione nella scuola secondaria facendo riferimento a un decreto ministeriale del 2013. Il problema è che da allora i prezzi non sono più stati aggiornati e le scuole devono inventarsene di tutti i colori per non sforare gli stessi tetti di spesa con un margine del 10%. Nello specifico si va dai 294 euro per l’acquisto dei libri di prima media ai 132 euro per la classe terza. La cifra aumenta per le scuole superiori dove si spendono fino a 350 euro per il primo anno dei licei, escluso il costo dei vocabolari che può arrivare anche a 100 euro, per poi scendere a circa 250 euro negli istituti professionali. Per le classi seconde i costi quasi si dimezzano perché molti libri hanno validità per il biennio, mentre la spesa aumenta di nuovo per il triennio a causa dell’introduzione di nuove materie. Ma le complicazioni non sono finite qui. I libri, infatti, possono essere acquistati in due modalità che fanno riferimento a due codici diversi, quella indicata con la «C» sta a indicare il solo libro digitale e in modalità «B», vale a dire mista, cartaceo e digitale. L’acquisto del solo libro digitale comporta un risparmio del 30% circa, ma ovviamente la scuola deve essere organizzata per una didattica di questo tipo. «I tetti di spesa sono stati definiti ormai dodici anni fa – conferma Antonio Terzi, presidente Confesercenti Bergamo e vicepresidente nazionale Sil-Sindacato dei librai – ma nel corso del tempo i prezzi dei libri sono aumentati a causa dell’inflazione e dell’aumento delle materie prime. Questo ogni anno mette sempre più in difficoltà docenti e scuole che devono, con grande fatica, far quadrare i conti nella compilazione delle liste di adozione».

Le versioni digitali

«Si creano così situazioni paradossali - prosegue Terzi - con scuole che rinunciano ai grandi classici della narrativa o che decidono di mantenere vecchie edizioni, perché più economiche. Oppure - ed è il nuovo fenomeno riscontrato negli ultimi giorni in Bergamasca - con istituti che indicano alle famiglie solamente testi in versione digitale, senza specificare il codice della corrispondente versione cartacea. Una tattica che abbatte la spesa indicata permettendo di restare nei paletti ministeriali, ma che crea problemi non di poco conto nel momento in cui all’edizione digitale si accede solo attraverso l’acquisto della corrispondente versione cartacea».

«Consigliato» ma alla fine è obbligatorio

Altro escamotage, adottato da tempo dalle scuole per contenere la spesa, è quello di indicare il libro con il termine «consigliato»: «È una vecchia tattica – conferma Monica Ravasio, presidente del Coordinamento comitati genitori -. Di fatto poi, a settembre, gli insegnanti chiedono di acquistarlo. Purtroppo quello del caro scuola è una vecchia questione e – sottolinea Ravasio - ormai le famiglie si sono abituate all’idea di dover affrontare questa spesa. Il problema vero è che si dovrebbero mettere in atto politiche diverse di sostegno allo studio». A conferma che ogni scuola si organizza come può anche la scelta operata da alcuni insegnanti del Liceo Falcone, e con loro anche docenti di altre scuole superiori. «Per restare nei limiti di spesa è stato scelto di togliere alcuni libri – conferma la dirigente Gloria Farisè -. È il caso di quello di giapponese e arte. I docenti interessati hanno proposto di sostituirlo con materiale autoprodotto, fatto cioè con loro commenti, regole, osservazioni, appunti e quant’altro. Naturalmente questo è un lavoro in più per gli insegnanti che non se lo vedono minimamente riconosciuto».

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