Atalanta, storie di Lazio. Dal Vava che picchia Chinaglia agli ultras «rinati»: affresco della Roma anni ’70

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C i sono squadre diverse dalle altre, nel bene e (spesso) nel male, che si portano nella loro storia un’aurea da maledette, capaci di soffrire e far soffrire, cadere e rialzarsi. La Lazio è sicuramente tra queste. Guy Chiappaventi è un (bravissimo) inviato de La7, conosce bene la Bergamasca per esserci stato in prima linea durante l’emergenza Covid: l’anno scorso ha vinto il “Premiolino”, riconoscimento tra i più ambiti nel giornalismo. Ma Guy è anche (a volte soprattutto) un tifosissimo laziale, già autore di “Pistole e palloni”, libro imprescindibile per chi vuole conoscere l’incredibile epopea della squadra di Tommaso Maestrelli che nel 1974 vince il suo primo scudetto con uno spogliatoio in guerra perenne, diviso in fazioni e una certa qual passione per le armi e gli eccessi in generale. Anche Angelo Carotenuto, giornalista di Repubblica e in passato della Gazzetta dello Sport, ha raccontato questa storia nel bellissimo “Le canaglie”, libro che ha recentemente vinto il premio Coni per la narrativa, dove una menzione speciale è andata al bergamasco Gigi Riva per il suo “Non dire addio ai sogni”. Il nome del giornalista e scrittore di Nembro compare anche tra i ringraziamenti del libro di Carotenuto, per averlo “convinto a cominciare”. Due libri, una sola squadra, uno spaccato della Roma degli anni ’70 “stracciona e sontuosa, sempre sul punto di esplodere”, la racconta Carotenuto. E la Lazio diventa il simbolo di anni difficili, di storie vissute al confine tra passione e legalità, nelle borgate, tra la destra extraparlamentare, il crimine e il terrorismo rosso.