È morta Sandra Milo, nel 2018 aveva incantato Lovere

Lutto nel mondo del cinema. Sandra Milo, la musa di Fellini, è morta lunedì 29 gennaio a 90 anni nella sua abitazione: ha accompagnato la vita di tante generazioni di italiani. Nella Bergamasca l’ultima volta a Lovere, nel 2018.

Pseudonimo di Salvatrice Elena Greco, nata a Tunisi l’11 marzo 1933, la Milo aveva una singolarità : il suo modo di essere, la sua personalità hanno quasi oscurato la sua lunghissima e straordinaria carriera. Poco meno di oltre 70 film, si va da Roberto Rossellini ad Antonio Pietrangeli, da Sergio Corbucci a Federico Fellini, da Luigi Zampa a Dino Risi, da Luciano Salce a Duccio Tessari, da Pupi Avati a Gabriele Salvatores fino a Gabriele Muccino, solo per citarne alcuni.

Socialista ai tempi di Bettino Craxi che frequentò per due anni, per diciassette anni grande amore di Federico Fellini, si può dire che abbia fatto della sua vita affettiva un vero e proprio film. E questo già dalle nozze nel 1948, a quindici anni, con il marchese Cesare Rodighiero (matrimonio durato 21 giorni), fino alla relazione di undici anni con Moris Ergas (da cui nacque Deborah) per arrivare, infine, all’unione con Ottavio De Lollis (da cui ha avuto Ciro e Azzurra).

La filmografia

Tornando alla sua carriera, il primo ruolo importante arriva nel 1959 con «Il generale Della Rovere», per la regia di Roberto Rossellini, in cui interpretava il ruolo di una prostituta al fianco di Vittorio De Sica. Un ruolo analogo fu quello ricoperto poi l’anno dopo in «Adua e le compagne» di Antonio Pietrangeli. È poi protagonista con Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni nel film «Fantasmi a Roma» ancora di Pietrangeli.

Nel 1962 torna al cinema con «Il giorno più corto» di Sergio Corbucci, dove recita con Totò , Eduardo e Peppino De Filippo, Jean-Paul Belmondo, Ugo Tognazzi e Aldo Fabrizi. Cruciale poi l’incontro con Fellini che la chiamava affettuosamente «Sandrocchia» e la rese protagonista di due capolavori: 8½ del 1963 e Giulietta degli spiriti del 1965. È stata anche diretta, fra i tanti, da Luigi Zampa in «Frenesia dell’estate» del 1963, da Dino Risi in «L’ombrellone» del 1965, a fianco di Enrico Maria Salerno.

Lo scherzo televisivo e il tormentone di «Ciro»

Sandra Milo è entrata anche nella storia della tv italiana per un celebre scherzo ai suoi danni nel 1990, durante la trasmissione pomeridiana ’L’amore è una cosa meravigliosà. Una telefonata anonima in diretta informa che suo figlio Ciro è ricoverato in ospedale in gravi condizioni in seguito ad un incidente stradale. La Milo non riesce a trattenere le lacrime e scappa dallo studio urlando «Ciro, Ciro». La notizia dell’incidente risultò falsa, ma le sue urla divennero sui media un tormentone.

Gli ultimi lavori

Tra i suoi ultimi impegni Pupi Avati la vuole nel 2003 nel suo film «Il cuore altrove« e nel 2010 Salvatores nel suo «Happy Family» mentre al teatro arrivano per Sandra Milo: «8 donne e un mistero», «Il letto ovale», «Fiori d’acciaio», «Il club delle vedove» e «Una fidanzata per papà». Nel 2003 la abbiamo vista su Sky Uno nel viaggio televisivo di «Quella brave ragazze» accanto a Mara Maionchi e Marisa Laurito e nella puntata di «BellaMà» su Rai2 in cui Pierluigi Diaco le lasciò la conduzione del programma per 40 minuti in cui si confrontò con i ragazzi in studio.

Nella Bergamasca nel 2018

Nel 2018 fu ospite e madrina a Lovere: fu accolta con una standing ovation, eletta Signora del Lago 2018 dal Festival internazionale dei cortometraggi. Un’accoglienza, quella riservata alla celebre attrice, ripagata da parte sua con grande professionalità e grande simpatia. Ai tempi aveva 85 anni (di cui 73 di lavoro): Sandra Milo si impossessò della platea stregandola e divertendola con alcuni racconti dei suoi esordi cinematografici, delle difficoltà della sua vita di attrice, delle gioie e delle sofferenze di essere donna.

Fellini («il più grande regista del mondo»), Rossellini, Mastroianni, Sordi, Pietrangeli per citare solo alcuni nomi: Sandra Milo ha attraversato la storia del cinema ricevendo il «Luccino d’oro» di Signora del Lago, come «uno dei premi più preziosi che abbia mai ricevuto» aveva detto in quell’occasione.«Il mondo del cinema era il sogno di molte ragazze di allora, a differenza di oggi dove è più difficile affermarsi, nel senso che un film non ti dà subito notorietà. Allora in poco tempo potevi diventare una stella. Ho pensato di lavorare in quel mondo perché volevo usare anche la voce, allora Roma era la capitale, quanto meno europea, del cinema» aveva raccontato a L’Eco di Bergamo in quell’occasione. Aggiungendo: «Non ho rimpianti. Ho vissuto la mia vita pienamente, come desideravo viverla pagando ovviamente i prezzi che si pagano quando si vogliono fare le cose a proprio modo per conservare una forma di libertà. Ho anche lasciato il cinema un paio di volte, però poi era il cinema che veniva a cercarmi e quindi era evidentemente proprio scritto nel mio destino».

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