Litfiba, l’ultimo valzer dei cattivi del rock

Arena della Fiera Arriva in città l’annunciato tour «definitivo» della band fiorentina. Gli aggettivi si sono sprecati per raccontare la camaleontica gestione della scena di Piero Pelù e l’estro ruvido del compagno di avventure Ghigo. Molti altri, però, negli anni si sono alternati al loro fianco

È il commiato, quello vero e definitivo. Così pare, ma val sempre la pena, dalle parti dello spettacolo pop, far valere il principio del «mai dire mai». È pur vero che la premiata ditta che Piero Pelù e Ghigo Renzulli hanno tenuto a battesimo oltre quattro decenni fa, sia pure tra alterne vicende e con il chitarrista nel ruolo dell’inesausto alfiere del marchio di fabbrica, è materia da gente tosta. Potrebbero sì, loro, tener fede al proposito di non scalfire l’immagine arcigna del loro rock facendosi trascinare dallo sfruttamento sistematico del prodotto che porta alla paradossale gerontocrazia che frequentemente costringe gli eroi dello show business musicale a una sorta di contrappasso grottesco. Per restare «ever green» si finisce per essere «out of date».

Hanno lasciato il segno

Dunque «the last waltz» per i Lifiba, che celebrano comunque una traiettoria che ha lasciato il segno sulla vicenda della musica italiana, e non solo. L’annunciato ultimo tour della band fiorentina, «L’ultimo girone», tocca questa sera, 27 luglio, Bergamo, altra punta di diamante della programmazione estiva organizzata alla Fiera di Bergamo da Cipiesse e Promoberg sotto l’insegna del «Bergamo Summer Music 2022» (inizio ore 21.30, biglietti a 40 e 55 euro). Gli aggettivi si sono sprecati per raccontare la camaleontica gestione della scena di Piero e l’estro ruvido del compagno di avventure Ghigo. Molti negli anni si sono alternati al loro fianco, e tra questi sono da ricordare almeno Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, co-fondatori carsicamente richiamati in servizio. Questa sera a dar corpo e suono al loro repertorio ci saranno Luca «Luc Mitraglia» Martelli alla batteria, Fabrizio «Simoncia» Simoncioni alle tastiere e Dado «Black Dado» Neri al basso.

Le scorribande punk

A inizio anni Ottanta, in epoca di scorribande punk, new wave e dark, i Litfiba avviarono un’originale traiettoria votandosi a testi rigorosamente in italiano e mettendo agli atti una significativa e brillante carriera artistica. Certo le temperie musicali attraversate dalla Trilogia del potere («Desparecido», «17re», «Litfiba 3»), dalla Tetralogia degli elementi («El diablo» dedicato al fuoco, «Terremoto» alla terra, «Spirito» all’aria, e «Mondi sommersi») e dalla Trilogia degli Stati («Stato libero di Litfiba», «Grande nazione», «Eutòpia») hanno spaziato dal metal sino alle concessioni a un pop rock meno gradito ai fan della prima ora. Infarcendo all’occorrenza i groove cattivi del rock con echi folk.

Lutti e divorzi

Nella loro traiettoria, album live («Pirata»), tour seguitissimi, lutti per la scomparsa per overdose del batterista Ringo De Palma e per l’improvvisa morte del percussionista Candelo Cabezas. E in mezzo c’è stato anche il sofferto divorzio durato una decina d’anni, inaugurato paradossalmente da un gettonatissimo album, «Infinito», scaturito nel momento del distacco. Distacco che ha portato in front line prima a Gianluigi «Cabo» Cavalli e poi a Filippo Margheri, cantanti costretti all’arduo confronto con l’uomo immagine del gruppo. La vicenda dei Litfiba è stata anche una vicenda di provocazioni e prese di posizione, da band «engagé» e «contro», in lotta contro il totalitarismo e in favore dell’antiproibizionismo, in contestazione del militarismo, delle mafie e dei privilegi. Ma all’occorrenza Pelù è apparso, ma sempre a proprio nome, anche a Sanremo e nei talent televisivi. Ora dunque è arrivato il momento di salutare il proprio calorosissimo pubblico. E non è affatto escluso che questo tour regali anche un altro, forse l’ultimo, album di una formazione che ha sempre interpretato le performance dal vivo con immutata grinta e generosità.

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