Calvino, un ritratto inedito dall’infanzia all’editoria

IL LIBRO. Ernesto Ferrero, con «Italo» (Einaudi, pagine 232, euro 19), traccia un percorso biografico di Italo Calvino che parte dall’infanzia, o meglio dalle vite (vulcaniche) dei suoi genitori, per costruire un vero e proprio profilo dello scrittore colto dietro le quinte.

Spesso appartato e lontano dalle polemiche a tratti ideologiche che contraddistinsero gli anni tra i Cinquanta e i Settanta, Italo Calvino rappresenta infatti il prototipo dello scrittore «occhio», di colui che osserva senza anticipare, ma mostrando efficacemente e con trasparenza la narrazione ai suoi lettori. Non esiste in Italo Calvino intento ideologico e tanto meno pedagogico e anzi soffrirà un’insistenza politica e morale tipica di anni segnati da forti conflitti sociali.

Un autore, racconta Ernesto Ferrero, sempre in movimento, «uno scoiattolo della penna» lo definisce il suo maestro Cesare Pavese. Un autore dunque fortemente coerente, che cerca nella scrittura come nella vita uno spazio possibile di espressione. La natura di Calvino è quella così dell’esploratore, di colui che coglie nella natura uno spazio letterario inedito che non si impoverisce, ma anzi si arricchisce di conoscenze scientifiche. «Italo» è un racconto di un autore e di un’Italia ancora fortemente attraversata dalla presenza pubblica degli intellettuali: da Moravia a Pasolini, da Elsa Morante a Eugenio Montale, un Paese in ricostruzione ma vivo dentro al quale però Calvino già avverte i sintomi di un ripiegamento. Un furore ideologico che priva la società di un senso di realtà e al tempo stesso di una possibilità di miglioramento sostanziale.

Cercare la propria forma diviene così un’ossessione che da alcuni viene letta come una fuga, una reclusione dalla lotta sociale e dalla partecipazione, ma che per Italo Calvino è invece di fondamentale importanza per ritrovare il senso della scrittura e quindi il suo valore. Con il suo lavoro editoriale presso Einaudi, Calvino ha dato corpo ai libri degli altri, come li definisce in una lettera, ma al tempo stesso ha perso tempo per i suoi libri. Un movimento che lo vedrà trasferirsi a Parigi dove matureranno alcuni dei principali capolavori dell’autore ligure, che però non abbandonerà mai del tutto il lavoro editoriale. «Italo» è il racconto di una vita nei libri che ricorda da vicino l’altro libro dedicato in questo caso a Giulio Einaudi, sempre di Ferrero: «I migliori anni della nostra vita» (Feltrinelli). Ricordi e memorie di un lavoro culturale complicato e necessario, ma mai privo di felicità come del resto sempre dovrebbe essere il fare cultura.

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