La notte? Tela bianca dove le emozioni si amplificano

LA RECENSIONE. La notte è come una tela bianca: tempo di riposo, sogni, incubi, divertimento, un momento in cui le emozioni sembrano amplificate e l’inconscio guadagna spazio. Forse per questo è un tempo prediletto anche dalla narrativa pop, dalle commedie al thriller.

Segue un flusso di parole e sentimenti, «liquidi» come i discorsi che si sviluppano nelle ore notturne «Talking at night» (Rizzoli) di Claire Daverley. I protagonisti Will e Rosie si innamorano chiacchierando in lunghe telefonate nel cuore della notte. Una tragedia inaspettata li separa, ma continuano a cercarsi e a sperare in un futuro insieme contro tutte le evidenze. Una storia d’amore, d’amicizia, di caduta e rinascita, scritta in modo non convenzionale.

Pieno di inquietudini e di nodi, si spinge nel lato oscuro «Non uscire nella notte» (Piemme) dell’americana Stacy Willingham. Nei panni di detective c’è una psicologa specializzata nel trattamento di traumi che ne ha subiti a sua volta, scoprendo che con lei viveva un serial killer. Dopo anni si scoprono nuovi, analoghi omicidi, costringendola ad affrontare i fantasmi del passato. L’oscurità non è solo quella della notte, ma anche quella dell’animo umano, in cui l’autrice scava in un crescendo di tensione.

Ci sono sfide e segreti, infine, ne «Le notti chiare» (Il Castoro) di Carlotta Cubeddu e Caterina Guagni. I giovani protagonisti vivono di notte, cimentandosi in acrobazie sui loro skateboard. Le loro traiettorie, come le loro emozioni, sono difficili da controllare, perché vivono le contraddizioni dell’adolescenza. Sullo sfondo Milano, con i suoi ritmi veloci: ma quando scende il buio si svuota e diventa molto più affascinante e misteriosa.

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