Philipp Plein a Bergamo: creare sogni e progetti sempre diversi

L’INTERVISTA. Stilista e imprenditore, dal mondo dell’arredo alla moda. Ora la nuova avventura nello sport parte da Bergamo. «E non mi fermo qui».

Prima di tutto Philipp Plein è un imprenditore, uno che fa strategia, che progetta in maniera concreta, che vede già il risultato delle sue azioni e la sua evoluzione. Tutto questo prima delle t-shirt con il teschio, prima delle giacche militari con gli strass; ancor prima della sua linea sportiva che ha lanciato proprio da Bergamo, anzi Orio al Serio.

Tedesco, classe 1978, il suo quartiere generale è a Lugano e parla di lusso e di una moda sopra le righe, potente nella sua distinzione, originale nei connubi. Un impero che la rivista Forbes ha stimato in un patrimonio da 800 milioni di euro nel maggio 2023: ha 700 dipendenti e tra gli altri brand, oltre all’omonimo marchio, anche Billionaire (nel 2022 ha acquistato tutte le quote dagli ex soci Flavio Briatore e Antonio Percassi, ndr), Plein Golf e ora Plein Sport. Il suo mondo comprende anche gli orologi e i gioielli, gli occhiali e i profumi.

Nel 1998 ha avuto la giusta intuizione nell’arredamento. Com’è nato tutto?

«Dai mobili: avevo 20 anni e studiavo Legge. Ho iniziato a usare la pelle stampata per i mobili, ricoprivo i tavoli e i miei complementi d’arredo hanno iniziato a girare, ad essere richiesti. Mi sono sempre autofinanziato e con gli “scarti” della pelle tagliata ho pensato di creare degli accessori moda che inserivo negli shooting fotografici dei miei arredi. Da qui hanno iniziato a chiedermi anche quelli e si è aperto un mercato. Mi sono autofinanziato in tutto e sono partito nella moda, settore flessibile e dinamico».

Adesso lo sport. Perché proprio Orio?

«Ho pensato al primo lancio della linea a Oriocenter, perché è un centro commerciale con grande movimento e l’aeroporto vicino è strategico. Bergamo è in una posizione perfetta: l’occasione è stata quella di dare il via a un marchio activewear che promuova il proprio potenziale fisico attraverso un abbigliamento fitness. Ora questo mercato è in mano a pochissimi marchi, cinque in tutto: serve creare una visione innovativa che passi dal fashion e dall’high-tech. L’activewear è un’opportunità e noi siamo i specialisti dell’opportunità».

Dietro c’è sempre una strategia.

«Ovvio, la moda non basta. I brand ormai producono con lo stesso savoir-faire, spesso con la stessa tecnologia. Serve il giusto connubio e ormai da anni lavoro per creare un marchio con un’identità precisa. Ovviamente non posso reinventare la moda, ma cerco di vendere un sogno, quello della nuova generazione».

«Cerchiamo di crearci un posto tra i brand che dominano il mercato da anni. L’unico modo per avere successo è quello di proporre un nuovo sogno in una maniera diversa, più vicina all’utente finale».

A volte sono bastate delle intuizioni.

«Come il teschio sulle giacche militari, la prima creata 22 anni fa. Lo avevo applicato in Swarovski su una linea di cuscini, poi è diventato un simbolo della nostra etichetta e ancora ci identifica».

Non è facile competere.

«Cerchiamo di crearci un posto tra i brand che dominano il mercato da anni. L’unico modo per avere successo è quello di proporre un nuovo sogno in una maniera diversa, più vicina all’utente finale. Se ci penso con la linea Sport sono tornato all’origine, uno stile più minimal, dove la tecnologia ha un ruolo fondamentale: ho avviato un dipartimento digitale impegnato nello sviluppo e nel collaudo delle più avanzate soluzioni software e ingegneristiche applicate alla moda e al retail. Il progetto Plein Sport rappresenta l’apice di questo processo dove si combinano esperienza fisica e digitale e dove le calzature giocano un ruolo di primo piano».

Ora si ferma con gli investimenti?

«Mai fermarsi. Dopo Orio ci sono Roma e Barcellona. Ma anche la Malesia e la Corea, il Kosovo, ovviamente la Germania: 290 punti vendita in 5 anni. Oggi più che mai guardo il mondo del fashion con occhi diversi: siamo invasi dalle proposte, siamo pieni di cose, affollati dalle immagini. La mia visione è più ardita, serve diversificare: proprio per questo lo stile Plein diventerà anche un hotel e 5 ristoranti a Milano».

Una regola in tutto questo fare strategia?

«”Think different”, sempre».

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