Marito ucciso a coltellate a Martinengo, il silenzio in attesa dell’interrogatorio

LA TRAGEDIA. I genitori di Caryl Menghetti chiusi nel dolore accudiscono la nipotina di 5 anni. Lunedì la donna comparirà davanti al gip per la convalida, martedì l’autopsia su Diego Rota.

Se venerdì mattina la strada a fondo chiuso e la villetta di Martinengo teatro dell’accoltellamento mortale di Diego Rota a opera della moglie Caryl Menghetti erano state meta dell’assalto di giornalisti, fotografi e cineoperatori, sabato 27 gennaio lo scenario era completamente diverso, con il silenzio che regnava tutto intorno e il solo sigillo di sequestro dei carabinieri posto sulla porta d’ingresso della casa a testimoniare quanto di tragico accaduto. Al citofono della villetta di via Cascina Lombarda i genitori di Caryl Menghetti, il papà Sergio Mario e la mamma Jolanda, che abitano nella zona seminterrata della costruzione, non hanno risposto, chiusi nel loro comprensibile dolore e impegnati nell’accudire e tutelare l’amata nipotina di cinque anni, che nella tarda serata di giovedì stava dormendo al piano di sopra quando si è consumato l’omicidio.

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Caryl Menghetti è ora nel carcere di via Gleno a Bergamo, accusata di omicidio volontario, in attesa che sia sottoposta forse già lunedì all’interrogatorio di convalida davanti al gip. La salma di Diego Rota si trova nell’obitorio dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia che sarà eseguita martedì. L’omicidio del 55enne falegname, originario di Brusaporto, è stato compiuto dalla moglie, di dieci anni più giovane, verso le 23,30 di giovedì: la donna ha inferto numerose coltellate al marito, uccidendolo senza dargli nemmeno il tempo di difendersi, nella camera da letto accanto a quella della figlioletta che ha continuato a dormire. Nemmeno i genitori di lei si sono accorti di ciò che stava accadendo. La stessa omicida ha poi avvisato la sorella che a sua volta ha chiamato il 112. Che cosa abbia scatenato il raptus di Caryl Menghetti non si sa: potrebbe essere ricollegato allo stato di salute della donna, che giovedì mattina era stata accompagnata dal marito al Pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio perché ripeteva frasi senza senso e deliranti, accusando l’uomo di essere implicato in un giro di pedofilia e che se così fosse stato l’avrebbe ucciso.

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La paziente era stata visitata e poi trasferita in Psichiatria, dove le era stato riscontrato l’atteggiamento psicotico con allucinazioni e frasi insensate. Caryl Menghetti era stata in seguito dimessa e riaccompagnata a casa dal marito, contro il quale la stessa sera ha scaricato la sua follia omicida, uccidendolo a coltellate. Sembra che a destabilizzare la donna, originaria di Vercelli, e a incidere sul suo stato emotivo, fossero stati anche recentemente i problemi lavorativi, legati alla revoca della convenzione per la gestione del chiosco comunale di gelati, bibite e dolciumi nel Parco Suardi di Bergamo. Ieri l’avvocato della donna, Fabrizio Bosio di Cuneo, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Il sindaco di Martinengo, Mario Seghezzi, ha commentato: «Non conoscevo Diego Rota e la moglie, ma di fronte a una tragedia del genere non si può che rimanere colpiti e mostrare vicinanza ai famigliari». In paese ieri alcuni negozianti hanno ricordato: «Spesso la signora Caryl veniva con la sua figlioletta e la mamma a fare alcune commissioni. Era molto gentile, discreta e mai ci saremmo immaginati che potesse compiere un gesto così».

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