«Raccolta fondi per aiutare la nostra amica Simona»

CAVERNAGO. Avviata per supportare la donna, affetta da sclerosi multipla a placche, a sostenere le spese per la fisioterapia.

Gara di solidarietà a favore di Simona Tavecchio, di Cavernago, affetta da sclerosi multipla a placche. A promuovere l’iniziativa è stata l’amica Lucia D’Andrea, che sulla piattaforma «Gofundme» ha avviato una raccolta fondi per aiutare Simona (51 anni ieri) a sostenere le spese di fisioterapia a cui è costretta a sottoporsi e che, solo in parte, vengono coperte dal Servizio sanitario nazionale.

«La chiave per migliorare la sua situazione – fa sapere l’amica – è rappresentata dalle fisioterapie quotidiane. Tuttavia, il Ssn le garantisce sedute solo per sei mesi all’anno. Nei restanti è la famiglia di Simona a farsi carico delle spese. E qui entriamo in gioco noi. Ogni seduta ha un costo di 50 euro e sono convinta che unendo le nostre forze possiamo fare la differenza». L’obiettivo è quello di raccogliere 20mila euro: a oggi le donazioni sono arrivate a quota 2.300 euro.

Aveva 19 anni, Simona, quando, durante una partita di pallavolo, ha iniziato ad avvertire un formicolio che si è propagato su una delle due gambe. A seguito di alcuni accertamenti è emerso che era affetta da sclerosi multipla a placche. «I primi anni – racconta l’amica – sono stati i più difficili: Simona si è trovata costretta a trascorrere almeno 20 giorni al mese a letto, sottoponendosi a flebo di cortisone. Poco dopo, è rimasta paralizzata per tre mesi. Determinata a trovare una soluzione ha intrapreso numerosi viaggi della speranza in tutto il mondo, cercando disperatamente un medico che potesse aiutarla a trovare sollievo».

Nel corso degli anni Simona, nonostante la malattia, è riuscita a vivere intensamente parecchi momenti felici: dalle nozze fino a quando, nel 2009, ha scoperto di essere in attesa di sua figlia, Giulia. «Nonostante le sfide – aggiunge Lucia – Simona ha dovuto interrompere le terapie durante la gravidanza e l’allattamento. La prolattina prodotta dal suo corpo durante questo periodo le ha procurato un notevole beneficio. Tuttavia, al termine dell’allattamento, il suo stato di salute è peggiorato e da un anno a questa parte non è più in grado di lavorare essendo stata dichiarata inabile al lavoro e licenziata».

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