Sebino, va in pensione dopo 35 anni il «guardiano» di lago e fiume

Sarnico, Massimo Buizza lascia la direzione del Consorzio dell’Oglio, ente regolatore del sistema idrico. Una vita a «bilanciare» il Sebino.

Il «guardiano» delle acque del lago e dell’Oglio, lascia. Massimo Buizza se ne va, dopo 35 anni trascorsi monitorando quotidianamente la traversa, e il livello del lago d’Iseo che la struttura di Fosio, a Sarnico, regola. L’ingegnere bresciano va in pensione: 69 anni, di Brescia città, Buizza ha rivestito fino a settimana scorsa il ruolo di direttore del Consorzio dell’Oglio assunto nel lontano 1987. Per la verità, a chi lo chiama in queste ore risponde – ancora – mentre è pienamente operativo. «C’è un passaggio di consegne da fare, lavori da chiudere, è un momento delicato» dice lui. A prendere il suo posto, ma solo temporaneamente, arriverà Doriana Bellani, direttrice del Consorzio del Ticino, che ha accettato l’incarico ad interim. Entro la fine dell’anno il Consorzio sebino dovrà emettere un bando per l’assunzione del nuovo direttore.

E l’addio di Buizza arriva in un momento cruciale, particolarmente propizio per l’ente regolatore: a inizio 2022 il Consorzio ha ricevuto conferma di un maxi contributo di quasi un milione e mezzo di euro per la riqualificazione in chiave antisismica della casa dei custodi (lavori nel 2023) e della diga (fra il 2024 e il 2026). Contributo che va ad aggiungersi ai due milioni di euro concessi dal Ministero per il medesimo progetto, peraltro già annunciato lo scorso anno: «Non abbiamo mai ricevuto cifre simili, mai visto finanziamenti così generosi per i nostri progetti – ammette Buizza –. E mi sento un po’ come il sottotenente Giovanni Drogo, protagonista de Il deserto dei tartari di Dino Buzzati: ho aspettato per decenni l’occasione di poter intervenire sulla traversa, per riqualificarla, e i fondi arrivano quando il mio incarico è terminato. Peccato».

Già, l’incarico: Buizza ricorda almeno due dei nodi principali affrontati in questi ultimi 35 anni, periodo durante il quale il «sistema lago» – necessità, direttive, amministratori – è abbondantemente cambiato. «Ricordo la telefonata di una signora cremonese, saranno stati gli inizi degli Anni 2000, che alle dieci di sera voleva sapere se era il caso di spostare i mobili più preziosi dal piano terra al primo piano. Il lago quella sera era altissimo, ricordo che proprio attorno al 2000 aveva superato i 170 centimetri sullo zero di Sarnico (l’escursione concessa va da -30 a + 110, ndr) e lei che stava a circa 60 chilometri dalla traversa voleva sapere da me cosa fare. Non avevo risposte, purtroppo. La verità è che, allora, non avevamo ancora una fitta rete di coordinamento territoriale a cui appoggiarci: decidevamo tutto dall’ufficio di Brescia, e la gestione delle piene era particolarmente complessa. Oggi alzerei il telefono e farei verificare il punto esatto dalla Protezione civile o dagli amministratori locali, con cui ora abbiamo una collaborazione fattiva e preziosa. Ma allora questo lavoro di squadra non c’era».

Altro nodo, annoso, per il lavoro del Consorzio dell’Oglio: mediare l’interesse dei Comuni turistici con quello delle utenze, agricole in primis, beneficiarie di concessioni idriche. «Interessi opposti, è inutile negarlo. I Comuni lacustri a Ferragosto, con il pieno di visitatori, vorrebbero il lago ai livelli massimi, proprio nel momento in cui dobbiamo aumentare la portata in uscita per le irrigazioni dei campi. Credo che si sia comunque riusciti a capire una cosa: solo sedendosi ad un tavolo e facendo squadra si ottiene un bilanciamento degli interessi. Bilanciamento peraltro possibile, basta parlarsi, fare rete, non mettere veti. L’abbiamo fatto, anche e non solo durante The floating piers: spero davvero si prosegua con continuità in questa direzione».

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