Neve di marzo in quota: 171 centimetri. Ma dieci anni fa era molto di più

IL CONFRONTO . Lunedì 25 marzo ai 1.955 metri del lago Fregabolgia. I dati del 2014: accumuli stagionali variabili tra i sette e i 13 metri. Infatti alcune strade provinciali furono chiuse.

Con lo stabilizzarsi delle condizioni meteo, e il naturale assestamento della neve avvenuto in seguito al rialzo delle temperature, risulta ora possibile stilare un bilancio più dettagliato della stagione invernale; le abbondanti precipitazioni sono infatti arrivate dopo tanti mesi siccitosi e comunque concentrate in un breve periodo temporale. Le stazioni di Arpa Lombardia posizionate in quota hanno rilevato lunedì 25 marzo un a ccumulo al suolo di 171 centimetri ai 1.955 metri del lago Fregabolgia (Carona), 162 ai 1.856 metri in zona Polzone (Vilminore) e 119 ai 1.784 metri del lago del Barbellino (Valbondione).

Due lustri fa

Questi quantitativi non possono tuttavia essere considerati eccezionali se confrontati con i dati estrapolati dai report passati dei Servizi valanghe Aineva (Associazione di coordinamento e documentazione in tema di neve e valanghe).

La stagione invernale 2013/2014, per citare uno degli esempi più recenti, fu infatti caratterizzata da una serie di eventi nevosi molto più significativi di quelli attuali, specialmente sulle Alpi centrali e orientali. Per quanto riguarda la Lombardia i dati hanno confermato come le situazioni di maltempo ci abbiano interessato, dieci anni fa, in modo particolare nei mesi di gennaio (ben 18 giorni con nevicate) e febbraio (da 19 a localmente 23 giorni con neve fresca) con accumuli stagionali, misurati a circa 2.000 metri di quota, variabili tra i 7 e i 13 metri. In concomitanza dei principali eventi l’attività valanghiva, soprattutto su Orobie e Prealpi, fu particolarmente significativa e nel bollettino neve e valanghe furono emessi indici di pericolo forte (4 su una scala di 5) e, per la sola giornata del 19 gennaio, molto forte (5). Anche in Bergamasca non mancarono situazioni di emergenza poiché fu disposta la chiusura temporanea di alcune sedi stradali (il monitoraggio controllato con personale autorizzato venne effettuato sulla Provinciale 2 della Val Brembana, la 49 dell’Alta Val Seriana e la 294 – 61 della Valle di Scalve) ma si rese anche necessario effettuare diversi voli di ricognizione con l’elicottero. Sempre nel report si evidenzia poi l’enorme valanga staccatasi il 26 dicembre 2013 dal Monte Toro (sullo spartiacque tra l’Alta Val Brembana e la Valtellina) ma anche quella che il successivo 9 febbraio ha lambito la contrada Ludrigno di Ardesio.

La sabbia del deserto

Alla minore stabilità del manto nevoso contribuì inoltre la sabbia del deserto depositata dopo il 19 febbraio, in quanto la sua minor capacità riflettente fece aumentare l’energia solare assorbita (su questo strato potenzialmente fragile si staccarono infatti moltissime valanghe). Ma la parte del leone, per quanto riguarda gli accumuli, spettò sicuramente al Friuli-Venezia Giulia. Alla fine di gennaio le abbondanti precipitazioni fecero balzare il grado di pericolo valanghe da moderato (valore 2) a molto forte (5) nel giro di sole 48 ore (dal 1972, e cioè da quando cominciò l’emissione del relativo bollettino, in Friuli venne decretato per la prima volta il massimo grado di pericolo). Un altro dato significativo riguardò gli accumuli al Rifugio Gilberti a Sella Nevea (1.830 metri di quota) dove, da fine gennaio a fine marzo, caddero ben 890 centimetri di neve fresca (tra la fine di novembre ed il 30 aprile 2014 il totale di neve caduta superò i 15 metri e mezzo). Il report confermò infine l’eccezionalità delle precipitazioni anche in Trentino per quanto riguarda la sommatoria di neve fresca stagionale a diverse fasce altimetriche. Tra i 2.500 e i 3.000 metri di quota si misurarono infatti tra i 17 ed i 19 metri mentre tra i 1.500 e i 2.000 il quantitativo di neve fresca andò dai 7,5 agli 11,5 metri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA