«Addio città, vado a vivere in montagna» Le storie di chi è tornato alle origini

«Addio città, vado a vivere in montagna»
Le storie di chi è tornato alle origini

Mettere radici in Valle. Per molti sarebbe una sfida improponibile, ma c’è chi non riesce a resistere al ritorno alle origini, anche per contribuire a rendere vivo un territorio altrimenti destinato all’abbandono.

C’è chi in Valle ci è nato e magari dopo una vita da emigrante è tornato in casa propria. Chi non se n’è mai andato via e chi invece l’ha scelta, tra molti luoghi. Alcune di queste belle storie sono state raccolte nelle pagine speciali «La stagione delle escursioni» che trovate all’interno de L’Eco di lunedì 20 giugno. Tra le più curiose c’è quella di Miriam Pulcini, 42 anni, di Nembro. Capelli cortissimi, occhi chiari e un volto pulito. Del 2003 l’acquisto di una piccolissima stalletta abbandonata, nel comune di Locatello: quanto serviva per ospitare fughe domenicali dalla città. Poi la nascita di Martina e la scelta, decisa e coraggiosa, di licenziarsi da quell’occupazione da metalmeccanica e trasferirsi lassù, per avviare una vera e propria attività. La ospita un terreno al tornante 29 della SP 18, già nel comune di Locatello; un cartello colorato incuriosisce salendo e porta il nome dell’azienda agricola – Le Trubine appunto – che ha saputo mettere in piedi. Il terreno – 4 mila metri quadri (altri 2 sono stati sistemati attorno alla sede, l’originaria stalletta risistemata di tutto punto) – è stato terrazzato e destinato alla coltivazione di piccoli frutti.

È qui che Miriam trascorre qualcosa come 6 mesi all’anno, china sulle sue piantine di lamponi, more, uva spina, fragole, mirtilli, ribes rosso, bianco e nero. C’è la cura durante la crescita, la lotta ai parassiti e alle muffe, la concimazione naturale, l’irrigazione con acqua di fonte, la raccolta. I pendii sono ripidi, sempre esposti al sole, dirimpetto al Resegone. Ci sono serre, reti antigrandine; tutto è ben curato, nulla lasciato al caso. Lei fa tutto da sola, aiutata solo all’occorrenza dal marito, che ha mantenuto la propria occupazione e la propria vita giù nell’Isola, in quel di Ponte San Pietro. Con lei, invece, Martina, che a 13 anni sembra già decisa a voler condividere questa vita e sogna studi nel settore.

Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 20 giugno 2016

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