L’infortunio di Bolt ai Mondiali

L’epilogo del Mondiale del Lampo è incredibile, col Campione accasciato a terra immobile e il pubblico stupito. Altro che squilli di festa e passi di danza, il suono finale della freccia di Trelawny è un urlo di dolore di un uomo disteso sulla pista. L’ultima volta di Usain Bolt resterà comunque indimenticabile. Nella frazione conclusiva della 4x100 il giamaicano riceve il testimone in terza posizione alle spalle di Gran Bretagna e Stati Uniti, compie pochi appoggi, poi zoppica, urla e si accascia sul manto marrone. L’oro è britannico (Ujah, Gemili, Talbot, Mitchell-Blake) a 37”47, l’argento statunitense (Rodgers, Gatlin, Bacon, Coleman) a 37”52, terzi i giapponesi (38”04). Aiutato dai compagni, Bolt si rialza, taglia zoppicante il traguardo e fila dritto in infermeria. Si chiude così la carriera agonistica del Fulmine. Un finale thriller per un atleta che ha emozionato le folle in un decennio di successi.

Lo spunto di Tori Bowie in ultima frazione consente agli Stati Uniti di imporsi nella 4x100 in rosa. Il quartetto Brown, Felix (alla quindicesima medaglia iridata), Akinosun e Bowie chiude il giro in 41”82. Per la gioia del pubblico di casa l’argento finisce al collo delle britanniche Philip, Henry, Asher-Smith e Neita (42”12), mentre di bronzo rimangono giamicane (42”19). A Mo Farah non riesce la doppietta. Dopo l’oro dei 10.000 il suddito di Sua maestà è solo secondo nei 5.000 (13’33”22) alle spalle dell’etiope Muktar Edris (13’32”79), al primo squillo della carriera.

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