Atalanta, Coppa Italia grande occasione. Storia, numeri e soldini (non pochi) di una competizione che è vietato snobbare

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Un’Atalanta che viene da tre splendide vittorie consecutive in campionato scenderà in campo giovedì sera, alle 21:15, in casa contro il Cagliari. No, niente turno infrasettimanale. Torna la Coppa Italia. Dopo la delusione dell’anno scorso, con la squadra di Gasperini eliminata agli ottavi dalla Fiorentina, con un gol nei minuti finali subito in contropiede, mentre si cercava il gol della qualificazione. Una delusione. Perché la Coppa Italia vinta nel 1963 resta l’unico trofeo della storia dell’Atalanta e replicare quel trionfo sarebbe magnifico, sarebbe la perfetta ciliegina sulla torta del ciclo Gasperini. Quella vittoria vista da vicino e portata via, nella notte dell’Olimpico contro la Lazio, a maggio del 2019. Inutile dire che l’Atalanta ha le carte in regola per farcela. In una stagione così, poi, tutto può succedere. Si gioca ogni tre giorni, si giocherà la Coppa Italia ogni settimana. La vittoria finale è un sogno che può diventare obiettivo, mai come quest’anno. Primo passo: eliminare il Cagliari, domani sera. Un Cagliari che non vince dal 27 novembre, quando ha battuto 2-1 il Verona, proprio in Coppa Italia. La sfida in questa competizione contro i rossoblù ha undici precedenti e sono otto le vittorie dell’Atalanta. L’ultima solo due anni fa, a gennaio 2019, non proprio una passeggiata. Gol di Zapata a due minuti dalla fine, raddoppio di Pasalic nell’ultimo minuto di recupero. In campo quasi tutti i titolari, non a centrocampo, dove in coppia con Freuler ha giocato un ventunenne Matteo Pessina, alla sua terza presenza dal primo minuto in nerazzurro.

Vittoria dura, ma contava solo la qualificazione. È l’inizio della cavalcata che porterà l’Atalanta a battere 3-0 la Juventus nei quarti di finale, poi la Fiorentina nella doppia semifinale (con festa grande, allo stadio e in città, dopo il fischio finale) e la finale contro la Lazio, che abbiamo già ricordato.

La Coppa con Gasp

Va detto che, da quando c’è Gasperini, la Coppa Italia non è mai stata sottovalutata. Nella stagione 2016/2017, la prima, eliminazione ai quarti contro la Juventus, dopo aver eliminato Cremonese e Pescara, con Gomez unico assente nella sfida ai bianconeri. L’annata successiva, eliminazione in semifinale, di nuovo contro la Juve: 0-1 a Bergamo, 1-0 (con qualche polemica) al ritorno. La stagione 2018/2019 è quella della finale e la scorsa sappiamo com’è andata, con la Fiorentina.

Le quattro finali

 

Un gol di Domenghini nella finale contro il Torino, nel 1963

A proposito però di finali, vale la pena ricordare che l’Atalanta ne ha giocate quattro. La prima è quella vinta nel 1963, 3-1 rifilato al Torino da Angelo Domenghini. La seconda nel 1987, contro il Napoli di Maradona, la terza nel 1996, contro la Fiorentina di Batistuta, la quarta contro la Lazio, poco meno di due anni fa. Due altre volte è stata eliminata in semifinale, nel 2018 contro la Juventus e nel 1989 contro la Sampdoria di Vialli e Mancini. Sempre contro avversari di un certo spessore. Solo Milan, Roma, Torino, Inter, Juventus, Fiorentina e Napoli hanno perso più finali di Coppa Italia dell’Atalanta. Di queste, però, solo Milan e Torino, insieme ai nerazzurri, hanno più finali perse che vinte.

 

La tristezza di Gomez dopo la sconfitta in finale contro la Lazio

Quella dell’Atalanta in questo torneo è quindi una storia più negativa che positiva, un altro motivo per credere quest’anno nella possibilità di riuscire a sollevare di nuovo al cielo quel trofeo, visto da vicino solo nel 1963. E c’è anche l’aspetto economico.

Il giro d’affari

E poi c’è il business, che anche la Coppa Italia, nel suo piccolo, alimenta. Nel triennio che si conclude con questa stagione, la Rai ha pagato 35,5 milioni di euro a stagione per trasmettere la Coppa Italia (erano 22 in quello precedente): questo ha permesso di aumentare il montepremi, che parte dalla qualificazione agli ottavi di finale. La squadra vincitrice, in totale, incassa 5,2 milioni di euro, mentre ne andranno 3,2 all’altra finalista. Escluso il botteghino, ma è difficile pensare che possa influenzare di molto gli introiti in un anno come questo. A queste cifre va aggiunta la quota per la partecipazione (e vittoria, nel caso) della Supercoppa Italiana, ma tutto dipende da dove si gioca e dagli accordi commerciali: solitamente, quando giocata in Arabia o in Cina, ha portato circa 3,5 milioni di euro nelle casse delle due società partecipanti.

I motivi ci sono. Storici, sportivi, economici. Ora tocca all’Atalanta dimostrare di crederci, di voler sollevare al cielo la Coppa Italia e regalare un sogno a una tifoseria che aspetta ormai da sessant’anni.