L’Atalanta ha battuto la Juve «di forza»: come cambia la corsa Champions, e i riflessi sulla finale di Coppa Italia

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Era nell’aria. E difficilmente l’aria di Bergamo sbaglia un colpo. Era nell’aria che l’Atalanta anche in campionato, finalmente, tornasse a battere la Juve, l’ultimo scalpo che mancava alla collezione personalissima di Gasperini. Mancava, ora non manca più. Non manca perché l’Atalanta ha avuto il coraggio di accettare la sfida «umile» della Juventus nel primo tempo, giocato senza strafare, controllando i rischi, mettendosi sul ring fisico senza paura, nonostante l’assenza di Romero, nonostante la Juventus abbia messo in campo una pressione più tipica dell’Atalanta che di Pirlo. La chiave è stata aver portato a casa il primo tempo in equilibrio, per poi spostare dalla parte nerazzurra la lancetta dell’intensità del gioco, nella ripresa. E se la Juve aveva vinto ai punti il primo tempo, l’Atalanta ha vinto ai punti il secondo, portando a casa game, set and match. Avanti, al solito, per punti.

1. Il coraggio di Gasp

Tenuta in bilico la partita, stavolta la scossa decisiva l’ha data Gasperini, coi cambi. Proprio con quei cambi tante volte criticati perché inefficaci o difficili da capire: stavolta dalla panchina è arrivato lo scacco matto a Pirlo, che invece è rimasto fermo sulle sue posizioni. Gasperini non si è accontentato mai, si è preso anche il rischio di perderla, accentuando l’impatto offensivo dell’Atalanta cambiando modulo poco prima di metà ripresa. E ha avuto ragione lui. Ilicic, appena entrato, ha messo sulla testa di Zapata una palla perfetta, finita poi fuori di poco. Malinovskyi è entrato mettendo grande concentrazione, ha fatto pesare la grande fiducia che ora ha nei suoi mezzi. E nell’azione del gol, oltre al tiro, va sottolineato il controllo col quale si apre lo spazio, quel poco di spazio necessario per caricare il sinistro e liberarlo verso la porta. Quello spazio che l’anno scorso trovava spesso, e che quest’anno gli avversari stanno ben attenti a non concedergli. E l’Atalanta è riuscita a battere la Juventus ai punti. Non sfruttando una giornata negativa, ma battendo la Juve in una giornata in cui la Juve non ha certo giocato male, svogliata, distratta. La notizia di giornata è questa: la Juve è stata non stracciata, ma battuta.

2. La corsa Champions

Aspettiamo Napoli-Inter, ma questi sono punti importantissimi. Banalità, ma va detto. Dopodiché occorre fare grandissima attenzione alle partite sulla carta «facili». Perché il rischio è che sulla corsa alla Champions finiscano per pesare tantissimo le partite contro le squadre che non hanno più obiettivi, ma non è detto che scendano in campo in infradito. E’ possibile e forse anche abbastanza probabile, ma le partite vanno sempre vinte, e sarà lì, forse, che sarà più difficile tenere altissima l’attenzione. Sarà fondamentale, in quelle partite, riuscire a «sistemarle» nella prima parte, per poi limitare il dispendio di energie, limitare i cartellini, abbassare il rischio di subire infortuni nei «forcing» finali. Detto questo, portare a casa gli scontri diretti mette in condizioni di grande vantaggio.

3. Psicologia sulla finale

Questa partita, è ovvio, avrà le sue ripercussioni anche sulla finale di Coppa Italia. Da un lato, instilla nell’Atalanta la consapevolezza di poter battere la Juve giocandosela alla pari. E’ il discorso di qualche riga fa. Dall’altro, adesso gli atalantini dovranno diventare i primi tifosi della Juventus in chiave qualificazione Champions. Perché se la Juve restasse fuori dai primi 4 posti, avrebbe poi veramente la Coppa Italia come unica chance per salvare almeno mezza faccia in questa stagione. Diverso - non di molto, ma un po’ sì - sarebbe se la Juventus arrivasse alla finale avendo centrato almeno l’obiettivo minimo dei primi quattro posti. Attenzione, perché nessuno ha intenzione di mollare niente, e anche il Milan, che pure non sembra in formissima, alla fine ha portato a casa i tre punti contro il Genoa. Ci aspettano settimane da pressione altissima.