L’Atalanta e Benevento: terra di tanti fallimenti e di rinascite (calcistiche) da record. E ora regno di SuperPippo

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Quel campionato di C1 l’avevano chiuso in una tranquilla ottava posizione, ugualmente distanti dalla zona playoff e da quella playout. C’era pure il Napoli nel girone B stagione 2004-05, fresco di fallimento e finito in terza serie: quella dei partenopei doveva essere una parentesi veloce verso un rapido ritorno in B, ma sia Giampiero Ventura che il subentrato Edy Reja non riescono nell’obiettivo. Nei cadetti ci salgono il Rimini direttamente e l’Avellino via playoff: il Benevento se la cava senza problemi, ma a fine stagione i conti non tornano e arriva il fallimento. La decisione è tanto traumatica quanto inevitabile: si scende di categoria, motu proprio, nell’inferno della C2. Il football club Sporting Benevento scompare e al suo posto ecco il Benevento calcio, ma soprattutto ecco i fratelli Ciro ed Oreste Vigorito, imprenditori nel settore delle energie rinnovabili, business dove pure la Provincia di Bergamo scommette in quegli anni e proprio nel Sannio tra pale eoliche e centrali a biomasse. Una scommessa finita decisamente male. Ciro Vigorito muore nel 2010, oggi lo stadio Santa Colomba porta il suo nome: il fratello minore Oreste è saldamente alla presidenza. Una famiglia capace di portare il Benevento dal fallimento alla serie A nel giro di 12 anni. Dal ritorno in terza serie alla prima storica serie B seguita subito dopo da una promozione in A nel 2016-17: nessuna squadra aveva mai conquistato la massima serie da debuttante assoluta tra i cadetti. Gente che non si arrende da queste parti, battagliera, del resto le forche caudine sono qui ad un passo: e così dopo un’immediata retrocessione in B è seguita prima una semifinale playoff persa e poi l’anno dopo il ritorno in serie A.

Benevento è una città davvero graziosa, piccola e relativamente tranquilla: c’è il bellissimo arco di Traiano, un civettuolo corso Garibaldi, il liquore Strega (gloria locale) e la mitica Nunzia, ovvero una defilata trattoria dove si mangia in un modo sublime e il menu lo decide – day by day - l’omonima titolare dopo essere passata de visu al mercato. Ma soprattutto c’è l’orgoglio di essere sanniti prima ancora che campani: da queste parti non vanno molto d’accordo con lo stereotipo della napoletanità e tollerano poco i vicini di casa caciarosi. E’ come se le aspre montagne che circondano la zona ne avessero fatto un mondo a parte, comunque molto gradevole ed ospitale.

 

Una vista di Benevento

In realtà l’Atalanta a Benevento c’era già stata e ben prima di incontrare i giallorosi in serie A nell’unico match finora agli annali: aprile 2018, 0-3 per la banda Gasperini con reti del Papu, di Freuler, Barrow e un rigore spedito da de Roon ben oltre il settore ospiti con una scivolata micidiale e discretamente imbarazzante.

Campo neutro nell’83

Nel marzo del 1983 i nerazzurri devono incontrare la Cavese, rivelazione del campionato di B che ha persino vinto 2-1 con il Milan: i nomi dei goleador di San Siro Tivelli e Di Michele sono ancora stampati nella memoria della tifoseria di Cava dei Tirreni, tra l’altro attualmente in buoni rapporti con quella atalantina. Il Comunale della città campana è squalificato per due giornate per i postumi di un burrascoso match con il Palermo, con tanto di rete della vittoria annullata a 2 minuti dalla fine, invasione di campo e aggressione all’arbitro: la prima giornata viene scontata a Latina, la seconda a Benevento dove arriva l’Atalanta di Ottavio Bianchi che incassa una rete dopo 2 minuti e non si riprende più.

 

L’Eco del 21 marzo 1983

Allo stadio di Cava, nel frattempo intitolato a Simonetta Lamberti, figlia di un magistrato e vittima della camorra, i nerazzurri ci tornano l’anno dopo nel trionfale campionato vinto con Sonetti: finisce 1-1 con reti di Pacione e pareggio immediato di Di Michele. A fine stagione i campani retrocedono in C nonostante il buon campionato di un centrocampista dalle spiccate doti offensive, tal Gian Piero Gasperini.

Quante rinascite

Da quella partita persa con la Cavese al 3-0 del 2018 ci ballano 35 anni che hanno visto il calcio di Benevento morire e risorgere diverse volte. Una costante da queste parti, basti pensare che la promozione in B era stata già conquistata nel 1945-46, salvo dover rinunciare per motivi finanziari. A fine anni ’80 i sanniti finiscono addirittura nell’interregionale e sempre per i conti fuori controllo, ma dal 1994 in poi non sono più scesi sotto la C2. Fino al 1979 i giallorossi (per brevissimo tempo sono anche stati rossoargento, i colori della città) giocano al Meomartini, una specie di fossa dei leoni passata agli onori della cronaca per un burrascoso match di terza serie con il Bari nel maggio 1975 con scontri provocati dalla tifoseria ospite e placati solo a tarda notte.

 

Lo «stadio» Meomartini

Poi traslocano al Santa Colomba, stadio fornito chiavi in mano dal mitico Costantino Rozzi, costruttore e presidente dell’Ascoli con il quale si gioca (ovviamente) la partita inaugurale. Fondamentalmente Rozzi, che ha concluso la sua vita da costruttore con l’appalto della galleria di Montenegrone nella Bergamasca mai portato a termine, ha due modelli di stadio che replica in serie: il Del Duca di Ascoli è uguale al Partenio di Avellino, il Santa Colomba di Benevento al nuovo Romagnoli della vicina Campobasso inaugurato nel 1985 nel momento di massimo splendore dei lupi molisani.

 

E lo stadio Santa Colomba, poi dedicato a Vigorito

A Benevento sabato l’Atalanta ci gioca per la terza volta, la seconda con i padroni di casa: i precedenti complessivi con i giallorossi sono eccellenti, due partite e due vittorie, ma i sanniti sono un osso duro come dimostra la classifica. In panchina c’è un ex come Pippo Inzaghi, il solo giocatore capace di conquistare il titolo di capocannoniere con la maglia dell’Atalanta: uno che dopo una partenza a singhiozzo in panchina (esoneri con Milan e Bologna, promozione in B a Venezia) sembra aver trovato un suo equilibrio. L’anno scorso ha dominato il torneo cadetto ottenendo la promozione con 7 turni d’anticipo e arrivando ad un passo dal superare i record dell’Ascoli di Mimmo Renna, stagione 1977-78: in questo giro nel calcio che conta ha portato i sanniti da subito in zona tranquilla facendone la più affidabile delle matricole.

 

Pippo Inzaghi

Nella città sannita c’è l’indubbio vantaggio di non avere addosso quella pressione tipica delle altre piazze campane che hanno ospitato i nerazzurri: da Napoli ad Avellino, da Caserta a Salerno, passando per Cava de’ Tirreni e Torre Annunziata dove nel 2000 al “Giraud” l’Atalanta del Vava vincendo 2-1 con reti di Caccia e Doni mette di fatto in cassaforte il ritorno in A che viene sancito all’ultima giornata da un pari casalingo col Cesena. Nel Sannio si può vincere o perdere senza che ci siano sollevazioni di piazza, del resto nel primo campionato di serie A nel 2017-18 sono servite la bellezza di 15 partite per conquistare il primo punto, arrivato per giunta al quinto di recupero col Milan con un goal di testa del portiere bergamasco Brignoli. Eppure non ci sono state né contestazioni né tensioni nemmeno dopo la sconfitta numero 14 di fila, record assoluto di tutti i campionati europei, arrivata proprio a Bergamo: 1-0 con rete di Cristante. Per tutta la stagione i giallorossi non si sono mai scollati dall’ultima posizione e alla fine sono ovviamente retrocessi, ma senza isterismi: un campionato in B per provare a risalire finito ai playoff col Cittadella, una stagione per ricostruire ed è stato subito ritorno in A. Del resto il simbolo della squadra (e di queste parti) è una strega, agli incantesimi sono abituati.