L’Atalanta, il Cagliari e la Coppa Italia: quanti incroci. L’esordio del «nuovo» stadio del 1984, e le ultime due finali

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Bisogna battere il Cagliari. Punto. A prescindere, e perché le ultime due volte che l’Atalanta è arrivata in finale di Coppa Italia aveva prima superato gli isolani. D’accordo, poi la coppa non l’ha portata a casa, ma a gennaio facciamo che sia ancora un dettaglio. Mettiamola così: nella storia più recente dei nerazzurri i rossoblu hanno portato gran bene, quindi perché interrompere la tradizione? E pensare che la prima volta che ci siamo incrociati in coppa è stata una mazzata memorabile: 14 marzo 1965 al mitico Amsicora. Il Cagliari è da pochi mesi in serie A, per la prima volta nella sua storia: in panchina c’è “Sandokan” Arturo Silvestri, figura leggendaria. Nel giro di tre anni (dal 1962 al 1964) l’ha portato dalla C alla massima serie e al termine della stagione 1964-65 vince pure il “Seminatore d’oro”, premio al miglior allenatore. Colonna difensiva del Milan del Gre-No-Li, se la cava gran bene anche come mister: dopo un’altra stagione col Cagliari torna in continente ad allenare proprio i rossoneri e conquista una Coppa Italia nel 1967. Della squadra che nel 1970 vincerà uno storico scudetto ci sono già Martiradonna, Cera, Nené, Greatti e “Rombo di tuono” Gigi Riva. Quel pomeriggio a Cagliari però in campo c’è solo Nené (e anche l’argentino Longo che chiuderà la carriera in con l’Atalanta nel 1970), ma basta e avanza: finisce 5-0, con gli uomini di Ferruccio Valcareggi letteralmente travolti. Dopo 20 minuti siamo sotto 2-0, negli ultimi 20 ne prendiamo altri 3.

E’ partita secca e quindi l’avventura in coppa finisce al terzo turno, quella dei sardi appena dopo con un rocambolesco 6-3 a San Siro con l’Inter. Ai tempi supplementari. La stagione dopo, il calendario mette ancora contro Atalanta e Cagliari, questa volta al secondo turno e sempre nello stesso anno, il 1965. Passiamo noi con rete di Mereghetti che infila l’estremo isolano, Pietro Pianta: qualche anno dopo lo vedremo in maglia nerazzurra. Ad ogni modo la corsa in Coppa Italia si ferma al turno successivo per mano della Spal che passa 2-0 a Bergamo.

 

MARIO MEREGHETTI (ATALANTA)

Curiosamente anche nel 1973 Atalanta e Cagliari si incontrano in due edizioni del torneo differenti. In quella 1972-73 addirittura in uno dei due gironi di semifinale, insieme a Milan e Napoli. I nerazzurri ci arrivano una settimana dopo la tremenda e impossibile retrocessione in B, quella con 5 punti di vantaggio sul Vicenza a 3 dalla fine con i berici che vincono l’ultima a Bergamo con un’autorete di Vianello.

Il morale è sotto i tacchi, ma la Coppa Italia viene onorata: si perde in casa 0-2 col Milan, che sta quasi peggio di noi dopo aver lasciato il titolo nella fatal Verona, e 1-0 a San Siro, si vince 2-0 a Napoli e si pareggia 1-1 a Bergamo, mentre con i sardi arrivano due vittorie fotocopia per 2-1. Arriviamo secondi nel girone ma in finale ci vanno i rossoneri che si prendono una piccola rivincita con la Juve fresca di scudetto battendola ai rigori a Roma. Non passano che pochi mesi che nell’edizione 1973-74 il sorteggio ci riserva ancora gli isolani in un girone eliminatorio che comprende anche Vicenza, Taranto e Brindisi: li superiamo 1-0 a Bergamo e passiamo il turno resistendo a Brindisi l’ultima partita. Il girone di semifinale con Bologna, Inter e Milan è troppo per un’Atalanta in fase di (lunga) ricostruzione in B: lo vincono i felsinei che poi conquistano la Coppa Italia ai rigori. Rigorosamente al plurale: prima quello concesso al 90° e trasformato da Beppe Savoldi, poi la serie finale fatale al Palermo che ancora oggi considera rubata quella finale romana.

La prima del «nuovo» stadio

Nel 1984, l’estate del ritorno in A con sor Nedo Sonetti sulla plancia di comando, ospitiamo il Cagliari in un girone con Taranto, Sambenedettese, Palermo e Juventus. Che ovviamente arriva prima. L’Atalanta finisce imbattuta: pareggia sempre, tranne con gli isolani che cadono 1-0 nella prima partita nel Comunale ampliato e rimesso a nuovo 81 giorni dopo la festa promozione con la Samb. Magrin si fa parare un rigore da Goletti ma si rifà quasi allo scadere mettendo in area una palla delle sue che Donadoni devia in rete.

 

L’Eco del 30 agosto 1984

Tra il 1994 e il 1995 il sorteggio ci mette di fronte ai rossoblu altre due volte e sempre in due edizioni diverse per un totale di ben 4 partite. Nel primo caso è la stagione della ricostruzione dopo la retrocessione in B e la fine del Percassi I. Troppa carne al fuoco per potersi concentrare anche sulla Coppa Italia: a settembre la pratica è già chiusa, dopo aver superato il Bologna al primo turno in partita secca, si perde 1-0 a Cagliari (segna Herrera, futuro atalantino) e si vince 2-1 in casa. Per la regola delle reti in trasferta passano i sardi. L’anno dopo siamo ai quarti: l’Atalanta ci è arrivata superando in partita unica la Juventus con il mitico goal di Gallo e l’altrettanto storica esultanza del Mondo verso la tribuna, il Cagliari la Sampdoria. Da qui in avanti si gioca su due partite: a Cagliari perdiamo 1-0 con rete della futura meteora juventina O’Neill, al ritorno succede di tutto. Nevica da due giorni, la partita è in serata per esigenze televisive ma nonostante i teloni non sembra ci siano i margini per disputarla: Giacomo Randazzo e l’allora presidente rossoblu Massimo Cellino si mandano platealmente a quel paese per divergenze sul giocare o meno e alla fine arriva l’illuminazione. Si aprono i cancelli e in campo scende mezza curva Nord che in mezzora toglie qualsiasi residuo di neve dal campo e poi torna sugli spalti a fare il suo dovere. E lo fa gran bene perché nel giro di 25 minuti ribaltiamo il risultato con goal di Tovalieri e Morfeo, a 12 dalla fine siamo fuori perché il Cagliari ne ha fatti 2 con Bressan e Dario Silva e al 90° qualificati con Pisani e ancora Tovalieri che ci portano sul 4-2 in 4 minuti. Una partita epica. In semifinale l’Atalanta batte il Bologna e poi in finale, purtroppo, deve cedere alla Fiorentina che vince sul suo campo e pure in quel di Bergamo.

Ventiquattro anni di stop

Poi il nulla per i successivi 24 anni, durante i quali Atalanta e Cagliari si incontrano (parecchio) solo in campionato. Le strade di coppa tornano ad incrociarsi negli ottavi di finale dell’edizione 2018-19 quando i nerazzurri entrano in campo agli ottavi (come questa volta) e incontrano gli isolani che ci sono arrivati superando invece Palermo e Chievo. Si gioca in partita unica il 14 gennaio, sì come questa volta, ma in Sardegna: un match combattuto che la banda Gasperini risolve nel finale prima con Zapata e poi con Pasalic. Nei quarti la Juventus finisce ko, poi in semifinale tocca alla Fiorentina e infine la finale con la Lazio, indimenticabile per il pazzesco spettacolo sugli spalti, da archiviare per tutto il resto. Ma comunque la vogliate vedere, da qualche tempo in qua, battere il Cagliari in coppa porta gran bene. Ah, a chiudere il cerchio di corsi, ricorsi e scaramanzia varie, quest’edizione la finale non si gioca a Roma causa indisponibilità dell’Olimpico per gli Europei. Al netto delle variabili del Covid la sede più probabile è Milano, San Siro. Domanda: dove ha vinto la sua unica Coppa Italia l’Atalanta? Ecco, bravi, risposta esatta.