Premessa: qui parleremo solo di Atalanta. Perché parlare di arbitri dopo questa partita - anche se ce ne sarebbe da dire - sarebbe un insulto all’Atalanta, sarebbe uno spreco di tempo e di parole. Gli arbitri sbagliano, come tutti. Fine del tema. Il resto è tutto sull’Atalanta, perché se lo merita. Se lo stra-merita. Perché proprio davanti a Gasperini abbiamo rivisto l’Atalanta di Gasperini. O l’Atalanta di Palladino. E forse Gasp, davanti a questa Atalanta, si sarà domandato quale delle due squadre fosse veramente la sua. Perché la Roma non l’ha mai vista, nel primo tempo, e solo quel che sappiamo ha impedito alla squadra di Palladino di essere, alla mezzora, avanti di due gol. I tre punti sono un passo importantissimo nella corsa - che è una rincorsa - all’Europa. Che è ancora lontana, inutile illudersi. Ma prestazioni come queste aprono scenari importanti, perché è giocando così che l’Atalanta può crederci davvero. Il resto sono solo notizie positive.
Le scelte di Palladino
La prima notizia è nella formazione iniziale, con l’esclusione di Hien e l’inserimento di Scalvini. Che ha fatto benissimo proprio quel che Gasperini gli ha insegnato: gioca d’anticipo, Giorgio, e buttati in avanti. La scelta di Scalvini sembrava quasi una sorpresa, quasi un azzardo.
Ma ha avuto ragione Palladino, che ha restituito all’Atalanta un patrimonio che, complici i tantissimi infortuni, avevamo quasi dimenticato: Scalvini, un giocatore straordinario, pulito e onesto. E che ha avuto in premio il gol vittoria. Certe storie sembrano scritte per le favole, poi si realizzano. La seconda notizia è Zalewski schierato non esterno a tutta fascia, ma nel ruolo di Lookman. Scelta che da più parti si era ipotizzata, anche perché le alternative «vere», quelle di ruolo, non sembrano in grado di alzare il livello.
Non Maldini, non Sulemana. Palladino ha avuto ragione anche qui, perché Zalewski davanti ha fatto benissimo. Ma non solo: di lui s’è sempre detto che ha carenze difensive, ed è sicuramente vero. Ma nel primo tempo si è spremuto anche arretrando, recuperando palloni, mettendoci tutto quanto aveva in corpo. E - speriamo - conquistandosi la conferma per le prossime partite, finché in quella zolla di campo non tornerà il legittimo titolare. Ma l’Atalanta ha scoperto - forse, speriamo - il vero ruolo di questo polacco di Tivoli, dalla buona tecnica ma - fino a questa partita - apparentemente leggero, forse poco adatto a moduli uno contro uno. Palladino due, Gasp zero.
I subentrati
La rosa dell’Atalanta è larga, si è detto in ogni modo, ma c’è bisogno di allargare la base dei potenziali titolari. Forse stiamo scoprendo Musah, che ha dato ordine. Non è campione, di sicuro, ma un giocatore che sbaglia poco e fa scelte di buon senso. E dopo un periodo di scarso utilizzo l’uscita di Kolasinac ha dato una chance importante ad Ahanor, che l’ha colta in pieno. Meno convincenti, forse, Maldini e Krstovic, entrati però in una fase di partita molto complicata. Krstovic però merita una nota positiva, per la grinta con cui si è calato nella battaglia, provando a fare il possibile in fase di non possesso ma anche in avanti. Maldini si è presentato con una scivolata. Poi, pochino. Ma la partita consegna di sicuro a Palladino qualche alternativa affidabile in più.
La classifica
Chiaramente, è ancora quello che è: inferiore alle attese, alle abitudini, alle speranze. Ma passo dopo passo, è una classifica che migliora. Ancora «dopata» dalle partite da recuperare per varie ragioni, ma psicologicamente il sorpasso sulla Lazio è qualcosa che si fa sentire. E il Bologna a un punto, anche. La zona Europa conviene non guardarla, perché resta tanto distante. Bisogna non sbagliare più, soprattutto con le piccole. Questa vittoria ci voleva, ora ci sono Bologna e poi due partite che possono aprire lo scenario di un filotto, col Torino in casa e la trasferta di Pisa. I conti forse si potranno fare a quel punto, per capire le prospettive e, davanti a una serie di risultati positivi, quanti punti si saranno recuperati verso la zona europea.