D iciamo così, tira un’aria frizzantina in quel di Roma e non è colpa del Ponentino. Del resto era quasi matematico che prima o poi Gian Piero Gasperini qualche problema capitale l’avrebbe incrociato sulla sua strada. Magari è abbastanza sorprendente che sia capitato con quel Claudio Ranieri che dopo aver combattuto punto su punto la scorsa stagione nella corsa Champions si era speso in prima persona per portare il mister di Grugliasco a Trigoria. Anche se ora pare non fosse nemmeno la prima scelta, ma per il Gasp questo non rappresenta un problema: era già successo proprio con l’Atalanta che nella stagione 2016-17 aveva puntato tutte le sue fiches su Rolando Maran salvo poi cambiare obiettivo dopo l’altolà dei Campedelli, proprietari del Chievo. Come sia finita è storia, il tecnico trentino non ne ha più azzeccata una e la società scaligera ora è in serie D a chiusura di una storia tormentata con tanto di fallimento e marchio storico messo all’asta e vinto da quella Clivense nel frattempo fondata dall’ex bomber della squadra, Sergio Pellissier. Gasperini invece ha riscritto completamente la storia del calcio a Bergamo, portando l’Atalanta stabilmente nei quartieri altissimi della classifica, sfiorando lo scudetto, perdendo tre finali di Coppa Italia, qualificandosi a ripetizione in Champions e mettendo in bacheca un’incredibile Europa League. Difficile fare meglio, probabilmente impossibile. Ma come tutte le storie, più o meno belle, c’è un inizio e una fine e l’addio non è stato di quelli semplici. “Una bella storia si giudica anche dal finale. Peccato” (in lettere giallorosse) è stato lo striscione dedicato dalla curva Sud – la Morosini, a scanso di equivoci – al ritorno del Gasp a Bergamo lo scorso 3 gennaio. Più romantica la Nord: “Un decennio di gloria scolpito nella nostra storia, dividerci un colpo al cuore, ritrovarci una grande emozione, bentornato Gasp, indelebile simbolo di Bergamo campione”.
Alla fine comunque batterlo 1-0 è stata una grandissima soddisfazione, per la squadra, per mister Palladino e per i tifosi. Lui invece l’ha presa non male, malissimo, e ne ha fatto le spese il direttore sportivo Frederic Massara negli spogliatoi e pure oltre. Ma del resto il rapporto tra Gasperini e la categoria non è mai stato dei più semplici., citofonare dalle parti di Bologna e chiedere di Sartori, per farsi una mezza idea…