H a pensato soltanto che è tutto triste, che è un tempo triste. Sulle vigne spoglie pioveva piano, il cielo era di un grigio senza consolazioni, il paese taceva come assorto, nel suo mattino invernale: gli uomini e le donne al lavoro, i ragazzi a scuola, i vecchi chiusi nelle case dal freddo e da quell’acqua fine e insistente. Il professor Caudano ha appreso in questo clima della partenza definitiva e certa di Lookman. Allora, ha curiosato in rete. Ha letto il testo di addio del giocatore e, subito, sotto, il morso dei dubbi (l’avrà scritto l’intelligenza artificiale…) e la serie dei ringraziamenti, a conti fatti piuttosto tiepidi, perché quasi tutti inquinati dalle riserve sul “dopo”. Il dopo Dublino, naturalmente. I ripetuti tira e molla di mercato, quell’essere rimasto a Bergamo quasi controvoglia, per ben due estati, illuso prima dal Paris Saint-Germain e poi dall’Inter, o deluso dalla fermezza di Zingonia. Come un coniuge che confidasse nel terzo incomodo per evadere da una convivenza infelice, ma poi non si sapesse risolvere, o non trovasse abbastanza convinzione nell’altro, o tignosa resistenza nel legittimo partner. Risultato, questa dipartita invernale, e tutto sommato sommessa, alla volta di Madrid. “Perdiamo l’eroe di Dublino e non possiamo esserne del tutto dispiaciuti“, pensa il buon Elvio nel silenzio dilatato della casa. “Ci hanno tolto la gioia di amare i nostri calciatori senza riserve, di amore puro e incondizionato. Come potrebbe forse oggi essere solo per de Roon e come fu per Bellini e Strömberg“.