Il prof. Caudano, la tragedia di Spezia e lo sconforto per l’Atalanta: una serata di riflessioni (profonde)

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

Lettura 5 min.

N iente da fare: l’Atalanta di quest’anno è come la donna dell’elegia, la Cinzia di Properzio, soprattutto. Volubile e capricciosa, incostante e sempre pronta a deludere dopo aver illuso, a non mantenere dopo aver promesso. Il povero professor Caudano se ne era innamorato di nuovo vedendola splendida a Bologna e per certi versi commovente con il Torino. L’amaro risveglio è venuto a Pisa. Pisa come Verona. Altra prestazione scialba, quasi inspiegabile, con giocatori dal tasso tecnico superiore in balia di gente magari rozza, ma disposta a dare l’anima nella corsa e nella determinazione. Il povero Elvio aveva creduto di aver ritrovato la sua Atalanta, quella degli anni d’oro. Invece, di nuovo, ha dovuto trangugiare quella degli ultimi mesi, inaffidabile, imprevedibile, capace di battere una nobile inglese per poi perdere o pareggiare contro delle proletarie italiane. Qualche amico gli ha scritto che la colpa venerdì è stata della Champions: al Pisa non hanno dedicato il meglio di sé perché avevano già in mente l’Athletic Bilbao. Lui ha obiettato che, così facendo, nella stagione prossima l’Europa la guarderanno in televisione. E mercoledì sera, comunque, si è predisposto ad ascoltare la radiocronaca dello scontro con la leggendaria formazione basca. Diversamente dalla televisione, la radio lascia grande libertà, visto che l’udito funziona anche mentre gli occhi guardano altrove.