La notte quasi insonne del prof. Caudano. Atalanta, scandali del calcio, scuola. «Così ci rubano i sogni»

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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U n privilegio della giovinezza sono le notti dormite per intero. Ma quando si è giovani non lo si sa. Sembra una cosa normale. La più normale del mondo: vai a letto e dormi fino al mattino. E il giorno comincia anche tardi. Poi, tutto cambia. Il risveglio definitivo è antelucano e, prima, il sonno si è interrotto almeno una volta. Almeno. Il professor Caudano non fa eccezione, e le rimpiange, a volte, quelle notti lontane, di gioventù, pienamente ristoratrici. Anche perché, finché ha potuto, lui è stato un grande dormitore. Ricorda ancora una sorta di gioco che, una volta, a scuola, uno psicologo aveva sottoposto a un gruppo di docenti, fra i quali lui. Avrebbero dovuto dichiarare, in cerchio, ciascuno che cosa ritenesse di saper fare meglio, e la dichiarazione sarebbe dovuta consistere nella lettura di un breve testo, che dovevano redigere in circa dieci minuti. Il buon Elvio era agli esordi, lo conoscevano poco e stupì tutti leggendo una breve prosa esilarante, in cui raccontava la sua eccellenza nel sonno esemplificandola soprattutto attraverso l’elenco dei luoghi dove aveva saputo addormentarsi. Che erano i più disparati: dalla biblioteca universitaria, a una lezione postprandiale di Storia del teatro e della drammaturgia antica, alla fila per entrare in bagno in un rifugio dopo una passeggiata sulle Dolomiti con i suoi (lì, si era dovuto appoggiare al muro…). Ecco, un dormitore simile, un campione del sonnellino improvvisato, si può immaginare quanto ora patisca le notti a singhiozzo, i risvegli non voluti, gli occhi sbarrati in attesa di ricadere nel sopore. Tanto più, se la mente fatica a trovare argomenti su cui affacciarsi e trovare consolazione. Impossibile. È la notte di lunedì. L’Atalanta ha orrendamente perso a Cagliari, con due inizi di tempo da incubo, e con un recupero parziale riuscito solo nel primo. La serie delle partite da segnare col sassolino nero sono così tante che Caudano ne ha quasi perso il conto.