Q uando l’Atalanta affronta lo Shakhtar nel 2019, al debutto assoluto in Champions League, Anatolij Volodymyrovyč Trubin aveva solo 18 anni. Ha sì debuttato in prima squadra qualche mese prima e pure vinto il campionato ucraino, ma davanti c’è l’esperto Piatov e pure un Shevcenko che a dispetto del cognome faceva il portiere. Negli anni a venire però la porta degli arancioneri ucraini diventa sua, fino al 2023 quando si trasferisce armi e guantoni in quel di Lisbona, sponda Benfica. Lo scorso 28 gennaio, all’ultimo giro di lancetta dell’ultima partita della fase a campionato della Champions, quella vecchia volpe di Josè Mourinho – passato senza battere ciglio da Oporto a Lisbona nel suo quasi eterno andare e venire – gli fa segno di buttarsi in avanti per cercare la rete di un’incredibile qualificazione ai playoff: Trubin la trova, eccome… Cross perfetto di Aursnes da punizione e colpo di testa a infilare Courtois e il Real Madrid, comunque già destinati pure loro ai playoff per mano dell’altra metà di Lisbona, quello Sporting tanto caro all’Atalanta: 9 incroci dal 1963 al 2024… Alzi la mano chi istintivamente non ha pensato al goal che i nerazzurri hanno incassato nel 1992 dalla Cremonese, o meglio dal suo portiere Michelangelo Rampulla. Il primo mai segnato in Italia da un estremo difensore. Perché ogni volta che qualcuno in preda alla disperazione parte dalla sua area a cercare la via del goal e la trova pure, beh, il ricordo a mo’ di riflesso pavloviano corre sempre e comunque a quella partita con i grigiorossi, allenati ai tempi dall’uomo col colbacco, al secolo Gustavo Giagnoni, protagonista di una promozione abbastanza rocambolesca dalla B la stagione prima. Senza panchina da tre anni viene tolto dalla naftalina da quell’autentico personaggio di Domenico Luzzara, presidente della Cremo, subentra in corsa a Burgnich e fa il miracolo.