Ogni partita, una storia. Como-Atalanta è la partita di un uomo grande: Mino Favini

storia. La storia di Dino Nikpalj

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N on può che essere la sua partita, perché pescando tra i giocatori che Mino Favini ha lanciato tra Como e Atalanta ci escono due squadre. E forse anche una terza. A campione: Vierchowood, Fusi, Galia, Simone, Borgonovo, Fontolan (Silvano, campione d’Italia col Verona), Didonè (forse il suo cruccio…), Scanziani, Braglia, Zambrotta, Matteoli, anche Oliviero Garlini che le prime pedate serie le ha tirate in riva al Lario. E che dire del lato di Zingonia? Bastano Morfeo, Tacchinardi, Zauri, Baselli, Donati, i gemelli Zenoni, Pazzini, Montolivo, Savoldi (Gianluca), Padoin, Bianchi, Pinardi, Pelizzoli, Zappacosta, Caldara, Conti, Lazzari, Colpani, Bonaventura, Gagliardini e Kessie? Nella storia del calcio italiano ci sono due grandi scopritori di talenti: lo zaratino Sergio Vatta, una vita per il Torino, e il brianzolo Mino Favini di Meda. Il resto segue qualche giro più dietro. Classe 1936 (un anno in più di Vatta), all’anagrafe fa Fermo, ma per tutti è Mino. Il nome di battesimo diventa semmai un aggettivo, a indicare i suoi principi, saldi come pochi. Uno su tutti: viene prima il ragazzo e poi il calciatore. Ed è seguendo questa logica che il Como prima, e soprattutto l’Atalanta poi, sono diventate molto di più che un semplice vivaio, ma un’autentica scuola di vita dove le capacità tecniche dovevano andare di pari passo con l’educazione e la dedizione allo studio. Su quest’ultimo versante c’è poi chi non riusciva proprio a rimanere al passo, ma la società nerazzurra non ha mai ceduto.