Ogni partita, una storia. L’Atalanta vince 35 anni fa. Poi il lungo viaggio dei toscani, dall’inferno al ritorno in A

storia. La storia di Dino Nikpalj

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D a questa parte della Toscana, in serie A, l’Atalanta non ci passa da qualcosa come 35 anni. Una vita. Era il 30 marzo 1991 e all’allora “Arena Garibaldi” con vista sulla celebre Torre pendente (che in effetti è a poche centinaia di metri) i nerazzurri avevano vinto il derby cromatico col Pisa grazie a una rete di Perrone bissata allo scadere nientemeno che da Caniggia, fresco del Mondiale dell’anno prima. Quello delle notti magiche ma anche di due goal pesantissimi, i soli segnati nella competizione dal “figlio del vento”: con il primo aveva eliminato il Brasile agli ottavi, con il secondo l’Italia in semifinale meritandosi la celeberrima canzoncina della Nord, “Caniggia vola…” eccetera ecc… Pieno secolo scorso, insomma. Oggi lo stadio toscano è ancora al suo posto e continua a ricordare da vicino il vecchio Comunale di Bergamo pre-restyling del 1984, quello senza il parterre in ferro per capirci, roba da archeologia sportiva se pensiamo all’attuale New Balance Arena. Il nome è però cambiato, o meglio si è andati per estensione: quello del presidentissimo Romeo Anconetani e più recentemente, in ossequio ai principi (e alla moneta sonante…) del naming right, pure Cetilar Arena. Nei 34 anni che sono serviti per tornare in A, in quel di Pisa ne hanno viste di tutti i colori, altro che nerazzurro, compresi 6 campionati nella massima serie e pure una qualificazione in Coppa Uefa degli odiatissimi vicini (ma vicini davvero) di casa del Livorno. Che per la cronaca, al termine di quella disgraziata stagione 1990-91 culminata con la retrocessione in B dei pisani, riuscirono comunque a dar fior di soddisfazioni, passando dritti sparati dalla C2 al fallimento con ripartenza dall’Eccellenza toscana.