Ogni partita, una storia. Lazio-Atalanta, per sempre il derby di casa Magnocavallo

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S gombriamo il campo dagli equivoci: il Magno non era un cercarigori. O almeno non così come si vuole far credere. Nel mitico (solo perché lo si è vinto…) campionato di C1 stagione 1981-82 alla fine ne conquistò solo due, mica duecento. Il problema semmai sta nel fatto che il primo è arrivato subito, alla giornata numero 1 a mo’ di biglietto da visita: debutto in casa con il Treviso e vittoria 1-0 con goal dal dischetto di Mutti sotto la curva Nord per fallo di Niero sul numero 3 nerazzurro. Il secondo nel big match con il Modena, vero spartiacque per la promozione, con le medesime modalità e per giunta inducendo al fallo una vecchia volpe come Cresci, una vita in A con il Bologna… Insomma, più un problema di qualità che di quantità per questo difensore dal capello lungo e baffoni a manubrio da chitarrista della West Coast. Nato a Chieuti in provincia di Foggia nell’aprile 1957 ma emigrato a un anno al seguito di papà Donato e mamma Maria a Treviglio, dove si narra che già da piccolo inseguisse il pallone ovunque. Lazio-Atalanta è la partita del Magno, al secolo Giorgio Magnocavallo. Scuola Inter, pendolare da ragazzino sulla linea Treviglio-Milano, in nerazzurro gioca solo una partita nella Coppa Italia 1974-75, l’ultima del girone, ininfluente: una sconfitta 1-0 a San Siro con il Bologna dove alla mezzora subentra a Nevio Scala. Poi la gavetta, tanta: a Lecco in C, a Varese, Brescia e Genova sponda rossoblù in B senza però riuscire a fare il salto di qualità. Appariscente, corre avanti e indietro come un cavallo pazzo, ma alla fine sembra sempre mancargli qualcosa. La svolta ha un nome, Ottavio Bianchi, e una città, Trieste, dove scende in C1 nella stagione 1980-81. Passano pochi mesi e il mister che ha già firmato il rinnovo con i rossoalabardati cede al pressing di Cesare Bortolotti che lo vuole per riportare subito l’Atalanta in B. Bianchi accetta e si porta dietro il Magno che, tempo zero, diventa l’idolo dei tifosi per il suo carattere da fuori di testa e quelle sgroppate talvolta senza un perché sulla fascia, capelli al vento, carattere sempre pronto allo scherzo e alla battuta.