G uardare Monaco? Il professor Caudano è incerto. Mercoledì dopo cena. Manca poco all’inizio dell’ottavo di finale di ritorno e lui sente scontrarsi in cuor suo due ragioni ugualmente degne: la prima gli suggerisce che l’Atalanta la si segue sempre e comunque, tanto più in Champions, competizione cui neppure poteva sperare di ambire, prima del novennato gasperiniano, dove è divenuta quasi di casa, compiendo anche imprese memorabili, e dalla quale rischia ora di assentarsi per chissà quanto; la seconda è quella dell’uomo di lettere più che del tifoso, uomo di lettere che ritiene importantissimo non sprecare ore utilizzabili per la lettura. “Ché perder tempo a chi più sa più spiace”, lo ammonisce un verso dantesco tratto dal Purgatorio. Allora, però, la parte nerazzurra del suo cuore ribatte che, ascoltate con fedeltà da cane incimurrito alcune partite di incredibile irrilevanza, disputate magari in stagioni anonime su campi secondari (Monopoli, Acireale, Andria, Nocera, Potenza, San Remo, Portogruaro o Fermo), un occhio tanto vale buttarglielo, all’Allianz Arena, astronave tutta rossa e luminescente atterrata in terra di Baviera. “Il tifoso è servo d’amore”, conclude, “secondo le leggi dell’amor cortese medievale, e, prima, secondo il codice dell’elegia latina: ama sempre e comunque, anche di fronte alla crudeltà del destino, o dell’amata”.