L ui, nella sua introversione immalinconita, li chiama rispettivamente i fastidi inevitabili e le spese immeritate. Ma, talvolta, i primi maturano lentamente, quasi non rilevati all’inizio e poi capaci di ingigantire nel tempo, imponendosi infine all’evidenza, e alla coscienza. Inevitabili li ritiene perché il mondo materiale è soggetto (e lui è rassegnato) alla corruzione delle cose, tanto più in epoca di consumismo e di stringente necessità di mantenere vivo il ciclo di produzione, vendita, logoramento (rapido) e nuovo acquisto. In principio, non ci aveva badato. Forse perché il fenomeno aveva caratteristiche attenuate, quasi impercettibili. Via via, però, al suo crescere, se ne è sempre meglio reso conto. Nella casa antiquata che la chiesa locale gli ha concesso non c’è il box doccia. Il professor Caudano, quindi, si lava in piedi nella vasca (riempirla d’acqua sarebbe anti-ecologico), con la sua corpulenza su cui il getto d’acqua rimbalza bagnando dappertutto, e poi provvede ad asciugare il pavimento. Nel complesso, un’operazione non del tutto gratificante, cui pian piano s’è aggiunto il fastidio inevitabile di un’involuzione del funzionamento della caldaia, la quale ha iniziato ad alternare fasi di erogazione dell’acqua calda a fasi di erogazione di acqua fredda. Sempre più brevi le prime, sempre più lunghe le seconde. E frequenti. Così, il disagio delle sue docce non è più stato solo logistico, ma è diventato anche termico. E nei mattini d’inverno, con la casa raffreddatasi lungo la notte e non ancora riscaldatasi, il lavacro a temperatura dell’acqua variabile non è proprio un’esperienza che il povero Elvio ami affrontare. A fastidio inevitabile, in genere, segue una spesa immeritata.