L a mancata partecipazione alla prossima edizione della Champions League obbliga la dirigenza atalantina ad un lavoro di spending review, al fine di evitare problemi di natura economica e finanziaria sul bilancio 2026/27 della società bergamasca. Quest’anno, infatti, arrivando fino agli ottavi della coppa dalle grandi orecchie l’Atalanta ha maturato circa 75 milioni di euro dalla sola Uefa. Una somma importante che dovrebbe permettere al club nerazzurro di chiudere il bilancio 2025/26 con un utile, anche perché dalla semestrale dal 1° luglio 2025 al 31 dicembre 2025 è emerso un utile netto di 27,129 milioni di euro. Sarebbe l’undicesimo bilancio consecutivo chiuso con un profitto, l’ennesimo record atalantino nella storia della Serie A. Tuttavia, potrebbe anche trattarsi dell’ultimo della serie, proprio perché il bilancio 2026/27 non potrà contare sui 75 milioni di euro della Champions League 2025/26 e nemmeno sui 67,1 milioni di euro incassati per la Champions League 2024/25 che alimentarono il bilancio 2024/25.
Fondamenta solide
Chiariamo subito, una perdita non sarebbe la fine del mondo, specie considerando che l’Atalanta dispone di un Patrimonio Netto che alla fine dell’anno solare 2025 ammontava a 275,559 milioni di euro. Si tratta di uno dei valori più alti del calcio italiano ma a differenza di altre realtà come per esempio la Fiorentina che ha chiuso in perdita gli ultimi 2 bilanci (23,2 milioni di euro nel 2024/25) non discende da consistenti versamenti degli azionisti. Per l’Atalanta la quasi totalità del Patrimonio Netto è il frutto degli utili dell’ultimo decennio. Utili che non si sono tramutati in dividendi per gli azionisti che hanno preferito che queste somme restassero in società per rafforzarla: si parla di 203 milioni di euro di utili portati a nuovo, oltre a più di 35 milioni di riserve di vario tipo.