Come funzionerà il nuovo fair play finanziario? Ecco i conti: le grandi nei guai, l’Atalanta (e di molto) migliore di tutte

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I l 7 aprile la Uefa dovrebbe approvare la nuova versione del Fair Play Finanziario. Deliberato nel 2010 per volere di Michel Platini, questo meccanismo di controllo entrò in funzione l’anno successivo, anche se solo dal 2013 fu applicato l’obbligo del pareggio di bilancio tra le entrate e le uscite di ogni club calcistico. L’attuale regolamento prevede uno sforamento complessivo – cioè una perdita – di 30 milioni di euro in un triennio, anche se per determinarlo non sono inclusi i costi considerati virtuosi, a partire dagli investimenti per il settore giovanile passando per le spese per le infrastrutture. Grazie al fair play finanziario le perdite complessive dell’universo calcio sono notevolmente calate, eppure la quasi totalità dei club lamentano ancora costi superiori ai ricavi. Colpa principalmente delle spese del personale, ovvero di stipendi e bonus per i tesserati fuor di ogni logica, ma anche delle commissioni sempre più alte pagate ai procuratori e anche degli acquisti a prezzi esagerati dei calciatori.

Il nuovo limite

Laddove esistono leghe chiuse, in cui la partecipazione è garantita a prescindere dal numero di sconfitte patite, di livello superiore a tutti gli altri campionati i costi sono tenuti sotto controllo tramite il salary cap o attraverso la tassa sul lusso (luxury tax). È il caso di NFL (football americano), NBA (basket), NHL (hockey ghiaccio) e MLB (baseball) che guarda caso si disputano negli Usa e in parte in Canada.