Atalanta, ecco come Spalletti sta cambiando la Juve (anche per gli infortuni). Bigino di presentazione

scheda. La presentazione di Massimiliano Bogni

Lettura 5 min.

C ome nel 2025/26, Juventus-Atalanta arriva alla 5ª giornata di campionato. Quella volta con Tudor e Juric, pur con più punti in classifica dei 7 o 6 conquistati oggi da bianconeri e nerazzurri, con diversi interrogativi sulla bontà del progetto a lungo termine con quei gruppi; questa volta, con Spalletti e Sarri al timone di una navigazione che si preannuncia burrascosa (tecnicamente per l’Atalanta, anche emotivamente per la Juventus), cosa aspettarsi dalla sfida dell’Allianz Stadium? Rispetto alle primissime uscite stagionali, è inutile concentrarsi sulle caratteristiche della Juventus con Manuel Locatelli in campo: per la sua unicità all’interno della rosa bianconera, non tanto per livello o rendimento ma per le sue caratteristiche – è l’unico centrocampista capace di equilibrare e compensare i difetti dei compagni di reparto sia con che senza palla -, la Juve vista con Sassuolo e NEC Nijmegen (e che si vedrà con l’Atalanta e per alcuni mesi) è tutt’altra squadra. Una squadra nell’immediato con una forbice di rendimento all’interno della gara stessa ancora più ampia, con pregi cui affidarsi con maggior insistenza e difetti meno mascherabili dalle letture sottovalutate del capitano bianconero. Con l’ingresso di Pape Matar Sarr da mandare a regime (l’ex Tottenham è una mezzala che, tatticamente e atleticamente, pare ancora avulsa dal contesto: la copertura di campo e l’inserimento profondo sono da giocatore di alto livello, ma non sono tra le richieste principali di Spalletti nella coppia mediana del 4-2-3-1) e con la lunga assenza che attende Thuram e Locatelli, il compromesso trovato da Spalletti in mezzo al campo si chiama Douglas Luiz. È evidente il cambio di approccio del brasiliano dalla serata del Mapei Stadium in poi: gli è chiesto di essere più aggressivo e continuo nella fase di non possesso, nel tentativo di emulare alcune delle giocate che rendevano Locatelli così imprescindibile nei meccanismi spallettiani. Per un centrocampista così limitato fisicamente, la sola disponibilità a sporcarsi i gomiti ben rappresenta la principale rivalorizzazione di questa rosa juventina: la sfida è coniugare la regia difensiva, anche soltanto a livello comunicativo e posizionale, con quella offensiva, tornata su ottimi livelli già prima dell’infortunio di “Loca”.