Atalanta, ecco il Kairat: modulo a specchio, ma allenatore nuovo dopo lo scudetto sfumato. Bigino di presentazione

scheda. La presentazione di Massimiliano Bogni

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D opo i ciprioti del Pafos, la Conference League 2026/27 porta in Italia un’altra squadra storicamente e geograficamente assai lontana dall’Atalanta: alla sua seconda partecipazione nella storia della competizione dopo l’edizione inaugurale (2 punti con l’Omonia Nicosia e ultimo posto nel gruppo H con Basilea e Qarabag), allo Stadio di Bergamo arriva il Kairat Almaty. Satpaev (punta centrale/trequartista), Glazer (mediano), Egor Sorokin (difensore centrale), Gromyko (ala), Ricardinho (punta di riserva) e l’infortunato centravanti Jorginho: rispetto al Kairat visto nella trasferta a San Siro della scorsa Champions, le partenze estive o le indisponibilità hanno cambiato e non poco i connotati dei gialloneri kazaki. E’ cambiata la guida tecnica: dall’agosto 2024 fino a una settimana fa, il mister era Rafael Urazbakhtin, fedele sin dal suo arrivo al Kairat al 4-2-3-1 come modulo di partenza, tecnico costretto a impostare una squadra dalle caratteristiche assai diverse tra quando gioca in patria (dominio del possesso palla e accesso alle zone di rifinitura tramite le combinazioni laterali: non sono comunque bastati per sopravanzare l’Ordabasy nella lunga volata per lo Scudetto) e quando affronta avversarie di altri campionati. Il 26 ottobre, tuttavia, Urazbakhtin ha deciso di lasciare la panchina kazaka: al suo posto è stato promosso dal Kairat-Zhas (la corrispondente della nostra Primavera) Zhora Arutunyan, tecnico classe ’92. Quella di Bergamo sarà la seconda gara di sempre alla guida del Kairat, la prima in una competizione internazionale: sarebbe illogico aspettarsi qualcosa di assai diverso da quanto mostrato dai gialloneri in precedenza.