I l gioco di Maurizio Sarri, e con lui la sua filosofia, sono sotto molti aspetti antitetici rispetto alla direzione che il calcio, in Italia e non solo, ha preso da tempo. Il Comandante è restato fedele ai suoi princìpi, mentre il mondo del pallone ha preso riferimento, purtroppo spesso reinventandoli in chiave prudente e difensiva, dalla rivoluzione gasperiniana. A volte sembra giocare, come disse in un contenuto video il bravissimo commentatore Andrea Marinozzi di Dazn lo scorso inverno, un po’ a carte scoperte. Cesc Fàbregas lo sottolineò con naturalezza dopo aver piallato 0-3 la Lazio con il suo Como all’Olimpico, quando lo stadio, dopo il mercato di gennaio all’insegna delle vendite, aveva già iniziato a svuotarsi per protesta. Il tecnico catalano disse: “Sapevo quale poteva essere il loro tipo di inizio gara, visto che agivamo spesso così al Chelsea nel 2018”. Ecco, in un calcio che cambia di mese in mese, all’insegna dei match analyst, dei droni e di staff formati da una decina abbondante di perso questo è un po’ particolare. Fa parte, tuttavia, del pacchetto completo che si assume facendo una scelta ben precisa, nel momento in cui si sceglie di puntare sul tecnico fiorentino. Probabile, quindi, che Maurizio Sarri seguirà la strada intrapresa lungo tutto il lungo cammino che lo ha portato ad allenare sostanzialmente in ogni categoria, pur mostrando diversa malleabilità per quanto concerne gli ultimi 35/40 metri di campo.