D escritto troppo frettolosamente come una copia carbone del suo ex “capo” Mikel Arteta, Carlos Cuesta – 30enne maiorchino, mister più giovane dell’attuale Serie A reduce dalle esperienze negli staff di Atletico Madrid, Juventus Next Gen e Arsenal – ha invece mostrato rapidi adattamenti alle peculiarità dei giocatori a disposizione nel suo Parma, mantenendo comunque saldi alcuni dei principi in fase di non possesso cari al progetto Gunners degli ultimi anni.
Uomini e strategie chiave del Parma
Tra l’amichevole a Heidenheim, il turno di Coppa Italia e l’esordio in Serie A con la Juventus, a differenti piani gara non è corrisposta uguale varietà nelle caratteristiche degli 11 titolari del 3-5-2 ducale. La coppia di attaccanti è sempre composta da una prima punta fisica - utilizzata come rifugio per la protezione palla in casa di lancio lungo diretto dalle retrovie e come fonte di pericolo per ogni duello aereo, sia esso nei pressi della metà campo per generare una seconda palla o in area di rigore sui cross dall’esterno – e da una elemento più rapido, chiamato a buttarsi negli spazi oltre l’ultima linea di difesa avversaria svariando su tutto il fronte e uomo-chiave per puntare in dribbling fronte alla porta i marcatori diretti. Il primo identikit è quasi sempre rappresentato da Mateo Pellegrino, con Djuric e Benedyczak a farne le veci dalla panchina; il secondo invece corrisponde al nome di Pontus Almqvist, tra gli uomini più in forma e in fiducia dell’intera Serie A (Cuesta, da esterno offensivo “fumoso”, lo sta convertendo a seconda punta d’assalto, con grandi dividendi in termini di intensità e dinamismo in entrambe le fasi), e ci si aspetta che l’ultimo arrivato Gaetano Oristanio possa assolvere le stesse richieste.