1 1 punti e 6 posizioni in classifica dividono attualmente Gian Piero Gasperini e l’Atalanta, uno dei connubi più esaltanti del XXI secolo del calcio italiano. Che Roma aspettarsi nell’anticipo del 18° turno di Serie A 2025/26, coi giallorossi saldi al 4° posto in graduatoria e i nerazzurri di Palladino ancora invischiati nel gorgo di metà classifica?
Uomini e strategie chiave della Roma
Spiegare i principi di gioco cari a Gasperini su Corner suonerebbe quasi come una presa in giro agli abbonati: così come a livello comunicativo, anche a livello strategico l’ex allenatore atalantino non ha derogato rispetto alle convinzioni cementate negli ultimi decenni tra Serie A e competizioni internazionali. La Roma non si è mai discostata dal 3-4-2-1 come modulo di base, assecondando la richiesta di marcatura a uomo in zone di campo assai estese per ogni singolo membro del sistema difensivo, svuotando il centro del campo in zona di costruzione per sviluppare la manovra tramite scambi sulle catene laterali grazie a una costante (e rischiosa) superiorità numerica. Niente di nuovo, insomma, ma – in linea con ogni annata gasperiniana anche a Bergamo – con diverse sfumature a spiegare la peculiarità di una squadra in zona Champions League con l’8° attacco del campionato.
Innanzitutto, la Roma è la difesa meno battuta del campionato. Non è la formazione più brava a prevenire occasioni pulite agli avversari, ma mette in conto di concedere opportunità simili perché è consapevole della forza del suo estremo difensore. Mile Svilar sta confermando i segnali di livello elitario mostrati in alcuni brani già del 2024/25: il , classe ’99 serbo naturalizzato belga è uno dei profili più completi del campionato, riuscendo a impattare positivamente in quasi ogni componente tecnica richiesta a un portiere nel 2026. Eccezion fatta per le abilità da regista difensivo – come a Bergamo, nemmeno a Roma Gasperini sfrutta il portiere come primo innesco della manovra sul corto/medio, preferendo un appoggio anche rischioso ma sui difensori allargatisi ai lati del campo -, l’ex Benfica è un fattore positivo in qualsiasi altro ambito per il sostegno del gioco romanista: reattivo tra i pali, leader vocale coi compagni per la difesa all’interno dei 16 metri, puntuale e coraggioso se chiamato a uscire per spazzare al di fuori della propria area o per schermare lo specchio agli avversari in uscita bassa.