L’Atalanta e la nidiata di portieri «dietro» Carnesecchi. Su tutti brilla il talento di Anelli

scheda. L’approfondimento di Filippo Maggi

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N ella tradizione del settore giovanile atalantino, anche recente, non manca qualità nel reparto portieri. Un aspetto che viene riscontrato, anche ultimamente, in vari ambiti del calcio italiano. Vien da pensare che, se tutti i ruoli fossero strutturati in tal maniera, avremmo molti meno patemi e pensieri a livello di Nazionale. Che si tratti di scuole calcio di paese o settori giovanili professionistici di alto livello il percorso di formazione è quasi sempre accompagnato, tra i pali, da istruttori che hanno svolto, in giovane età, quel ruolo. Provocazione: forse anche tra i giocatori di movimento si potrebbe insistere di più, come era una volta, su ex calciatori che possono insegnare ai ragazzini la tecnica, lo stop, il controllo orientato? L’ultimo nome nerazzurro di grido è stato Carnesecchi, ormai giunto al posto “due” della scala gerarchica azzurra, sebbene non abbia, finora, nemmeno un secondo di amichevole con l’Italia. Negli ultimi vent’anni sono stati, e anche per un totale di quasi 350 partite in due, dei titolari molto affidabili Andrea Consigli prima e, dopo il suo passaggio al Sassuolo giunto un po’ a sorpresa, un giovane Sportiello, passato nel giro di un anno dalla C a Carpi alla porta da titolare della Dea, peraltro dopo una lunga gavetta cominciata addirittura dai Dilettanti con il Seregno. Poi la grande storia umana e di attaccamento di Francesco Rossi, tornato nel gennaio 2017 dal prestito di Teramo e rimasto poi probabilmente a vita a Bergamo, rendendosi utilissimo come uomo spogliatoio.