L a struttura societaria dell’Atalanta, lo sappiamo, non è di immediata comprensione. In un momento di sosta dal calcio giocato abbiamo voluto fare un aggiornamento che ci permette di fare chiarezza su un aspetto piuttosto controverso, il cosiddetto bond Atalanta. Prima un breve ripasso sul trascorso: l’Atalanta Bergamasca Calcio Srl è posseduta per il 100% da La Dea 11 Srl, società a sua volta posseduta sempre interamente da La Dea H Srl, una holding che detiene Athena Spa, che ha emesso un bond da 152 milioni in scadenza nell’aprile 2027. Questa struttura ha un azionista principale, il gruppo Pagliuca con il 61,8% e uno di minoranza, il gruppo Percassi con il 38,2%.
L’acquisizione a debito
Il gruppo Pagliuca, al momento dell’acquisizione della maggioranza di Atalanta nel 2022, non ha utilizzato solo mezzi propri ma si è fatto assistere da due operazioni a debito, una parte del capitale necessario dovuto a Odissea (la holding del gruppo Percassi) è stata ottenuta facendo ricorso ad un bond di 152,5 milioni emesso da Athena Spa. Questa obbligazione è in scadenza ad aprile 2027, è quotata alla borsa di Vienna ed è di tipo Pik, vale a dire che il debitore può scegliere di pagare gli interessi ad ogni annualità oppure tutti insieme maggiorati alla scadenza. Il bond paga una cedola pari all’ 8%, decisamente alta rispetto ai tassi di mercato, una caratteristica questa che normalmente non permette di catalogare di alto standing il debitore ma in questo caso l’alto rendimento è soprattutto dovuto al fatto che si tratta di un «private placement», un’obbligazione riservata solo ad un gruppo ristretto di investitori che richiedono un rendimento nettamente superiore a quello ottenibile sui mercati principali. Un’ulteriore quota pari a 23.300.000 è stata corrisposta in data 12.04.2022 tramite un “vendor loan”, in pratica un finanziamento concesso dal venditore, in questo caso Odissea Spa, all’acquirente La Dea H Srl per permettergli di dilazionare il suo esborso nel tempo. Anch’esso scadrà nell’aprile 2027 ed è regolato a un tasso del 5%. L’insieme di queste operazioni di acquisizioni a debito è generalmente definita «leverage buy-out» e consente importanti risparmi fiscali.