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Tra Samp e Atalanta c’è Ivano Bonetti. Ex di quasi tutto, eroe di Lisbona, pioniere in Inghilterra

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A ll’Ivano l’Europa piaceva tanto. Al punto da arrivare a giocarsi una finale di Coppa dei Campioni. Non la Champions dei miliardari con la musichetta: no, quella roulette russa con dentro solo chi ha vinto il titolo nazionale. Pochi, maledetti e soprattutto subito: nel senso che al primo turno potevi beccarti la big e finire a casa senza tante storie. Altro che gironi e 6 partite assicurate: o dentro o fuori. E quella finale l’Ivano non l’ha giocata in uno stadio qualsiasi, di quelli ipermoderni e tutti uguali, moderne cattedrali del dio pallone: no, a Wembley. Ma quello vero, quello con le due torri monumentali, l’Imperial Stadium eccetera ecc… Vecchio, con i pali della copertura piantati in mezzo agli spalti, la pista d’atletica inutilizzata, le curve smisurate. E in panchina c’era pure il fratello Dario, la seconda generazione (anche il padre Aldo è stato un calciatore di livello) della famiglia Bonetti. In realtà ci sarebbe anche un terzo fratello, Mario, il più grande: uno che è arrivato alla De Martino (la Primavera) dell’Atalanta a fine anni ’60, salvo poi interrompere la carriera prematuramente causa infortunio. Pare fosse il più bravo della nidiata.