D iciamo che è andata bene. Ma che si è rischiato tanto - troppo - di perdere una partita che si sarebbe potuta vincere. Perché l’Atalanta - anche con gli assenti, anche con la lingua palesemente sotto le suole per le fatiche di queste settimane - questa partita l’avrebbe potuta vincere. E invece ha pesantemente rischiato di perderla. Per cui prendiamoci questo 2-2 e portiamolo a casa, consci del fatto che probabilmente in questa fase così intensa questo è il massimo sforzo possibile. Tutto dentro una partita che non ha convinto fino in fondo anche per le scelte di Palladino, soprattutto quelle iniziali: il turnover ha un senso, anche con una rosa che qualche infortunio lo sta scontando e soprattutto quando a dover giocare tantissimo - i dati sono lì da vedere - sono soprattutto gli under 30. Diciamo questo perché quando l’Atalanta ha avuto brillantezza di corsa, cioè nei primi 20-25 minuti, la partita è stata di fatto dominata e, se non fosse stato per una questione di centimetri, sarebbe passata meritatamente in vantaggio. Ma il tema è che quando le energie sono venute un po’ meno - ben presto, purtroppo - l’intensità è svanita e la Lazio, con quel poco che ha, si è fatta sentire. Il resto sono stati quattro gol fondamentalmente regalati reciprocamente e un secondo tempo balordo, in cui le squadre si sono allungate già dopo 10 minuti, come in genere capita negli ultimi 10. Tantissimi errori per tutti e alla fine un pareggio che può risultare anche giusto.