T utti l’hanno detto e ridetto, eppure siamo ancora qui. Tutti abbiamo sperato e risperato che non ricapitasse, e invece siamo ancora qui. Qui, a due passi da una sfida che profuma di storia, e che un pezzo di storia lo può costruire. E tutti già immaginiamo come potrà essere, questa partita: un’Atalanta tra le migliori della stagione, che affronta l’avversaria di Champions petto in fuori. Ne sa qualcosa il Bruges, ne sa qualcosa l’Olympique Marsiglia, ne sa qualcosa soprattutto il Chelsea. Cioè quelle serate storiche che, in questa Champions, hanno spinto l’Atalanta al quinto posto parziale della classifica e con un’enorme possibilità di centrare una qualificazione diretta agli ottavi. Che varrebbe, ha spiegato Enrico Mazza ieri nel suo approfondimento su Corner, 23 milioni tutto incluso. Eppure, siamo ancora qui, reduci da una cocente delusione. Perché questa Atalanta ci ha regalato picchi altissimi, in questa stagione, ma poi come un malato cronico «ricade» in un problema che pare difficilissimo da risolvere: quello delle «piccole». Che poi sono le partite che in campionato non puoi mai - o quasi mai - sbagliare se vuoi ritrovarti lì, in Europa, a giocarti notti indimenticabili.