E’ una bastonata, una frustata. Come quando, sopra pensiero, non ti accorgi di uno scalino e vai giù a piombo: se ti reggi in piedi la scampi, ma se cadi fa malissimo. L’Atalanta di scalini non ne ha visti tre, uno dopo l’altro. E ha buttato via una partita dominata. Stradominata. Finendo, in un lampo, dal terzo al tredicesimo posto della classifica di Champions. Finendo, in un lampo, dalla qualificazione diretta agli ottavi quasi sicura a una situazione in cui probabilmente non basterebbe nemmeno vincere a Bruxelles per essere certi di entrare nelle prime otto. Finendo dalla possibilità di un’impresa storica all’incubo, di nuovo, dei playoff, due partite in più per andare avanti, un calendario che, mentre dovrai pensare al campionato, si farà di nuovo ingolfato. Doveva essere la serata della grande festa, è diventata la serata peggiore, forse, della stagione.
1. Le scelte di Palladino
La difesa, va detto, ha sorpreso. Tre cambi su tre, rispetto a Pisa. Kossounou, tornato dalla Coppa d’Africa, e Djimsiti e Kolasinac tornati dagli infortuni. Sono probabilmente, sulla carta, i tre elementi migliori e di più larga esperienza internazionale. Ma forse la contingenza avrebbe suggerito maggiore prudenza. Perché i tre non sono praticamente mai andati in affanno finché l’Atalanta ha dominato la partita, ma sono andati in tilt non appena quel che restava dell’Athletic ha cambiato marcia, provando ad approfittare del fatto che un’Atalanta soprattutto sfortunata non aveva chiuso la partita nel primo tempo.