Atalanta, grande impatto e troppo «down» dopo il regalo alla Juve. Addio sogni? No, ma bisogna battere Gasp

commento. Il post partita di Roberto Belingheri

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L’ obiettivo era arrivare allo scontro diretto dell’Olimpico con la Roma ancora raggiungibile. Invece, no. Anche vincendo sabato prossimo a Roma, l’Atalanta non raggiungerebbe Gasp: avvicinerebbe, sì, una posizione da Europa League, ma solo quello. Peccato, perché tutto si può dire meno che l’Atalanta non abbia fatto la partita «giusta», contro la Juventus. Ma se davanti non fai gol nonostante le tantissime occasioni, e dietro regali un gol nonostante pochissime occasioni, è chiarissimo che sei destinato alla sconfitta. E così è successo, con un copione opposto rispetto a quel che siamo ormai abituati con Palladino. Di solito è primo tempo lento e ripresa decisiva, stavolta è stato l’opposto: finalmente un impatto sulla partita nettamente dominante sull’avversaria, ma poi ripresa in cui l’Atalanta non si è di fatto mai ripresa dallo choc del gol, non è più riuscita a essere intensa, è apparsa più lenta, meno rapida nella circolazione, di conseguenza più soggetta alla pressione della Juventus. Non impeccabili, forse, per tempistica e tattica, i cambi di Palladino. Vediamo i dettagli.

L’impatto «di testa»

Spesso Palladino e i giocatori hanno spiegato che quei primi tempi rallentati sono una precisa scelta. Non balla da vedere, ma se poi porta punti, diventa accettabile. Stavolta, possiamo dire «finalmente», l’Atalanta ha impattato una partita mettendo all’angolo l’avversaria. E non un’avversaria qualsiasi. Era nell’aria la possibilità di fare l’impresa, insomma. Tant’è che prima Zalewski si è mangiato un gol, e poi Scalvini l’ha messa sul palo. A fine primo tempo c’era da mangiarsi le dita, perché poi si sa come vanno a finire storie così: se non ci stai attento, dopo aver dominato perdi la partita.