Atalanta, come non aver imparato la lezione impartita al Liverpool, e subirla uguale. Verso l’Ajax: la testa sarà diversa

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Q uesta è una novità. Al di là della serata «d’andata» con il Liverpool, l’Atalanta finora in questa edizione della Champions non aveva mai steccato. E invece qui pare che succeda questa cosa: non sono i risultati positivi di Champions a dare una spinta in più in campionato, ma quelli negativi del campionato a far tirare il freno anche in Champions. Perché dopo Liverpool ci si aspettava un cambio di marcia, e invece è arrivato il Verona. Dopo il Verona ci si aspettava il riscatto europeo, che valorizzasse anche l’impresa di Liverpool, e invece questa partita brutta, scialba, pasticciata, frenata, confusa. L’aggettivo più preciso è forse «involuta». L’Atalanta sembra non ritrovarsi, sembra voler fare cose che le riuscivano alla perfezione e con grande facilità e che ora si fanno, ma sempre con qualche difetto che le rende imperfette, quindi inefficaci. Passaggi lenti o troppo veloci, corti o troppo lunghi, in anticipo o un pelo in ritardo. E qualche uomo in condizioni atletiche molto deficitarie. Andiamo per punti.

Le motivazioni

Chiaramente c’è stato un problema di approccio mentale alla partita. A Liverpool a mille, squadra compatta e perfettamente sincronizzata che ha spiazzato il Liverpool. Stavolta, l’esatto opposto: Midtjylland in campo come se fosse una finale mondiale, Atalanta vagamente distratta. Come se non si fosse studiata la lezione impartita alla squadra di Klopp. Fatto che che la partita si è complicata perché il Midtjylland non era venuto in gita ed evidentemente voleva a tutti i costi, e legittimamente, non iscriversi al club delle squadre che in sei partite di Champions portano a casa zero punti. Motivazioni diverse: incredibile a dirsi con una squadra che si gioca gli ottavi e l’altra che voleva solo cambiare il numerino accanto al suo ultimo posto, già sicuro. Ma quando una partita comincia male la raddrizzi solo se in corpo hai tanta benzina, possibilmente più degli avversari. Cosa che l’Atalanta ora non ha, questo è lampante. Anche se ha chiuso in avanti, la squadra ci ha provato più con la forza della «disperazione» che con quella dei muscoli. Più con la voglia di vincerla che con la lucidità necessaria per riuscirci.