l l pensiero da non fare, ma proprio da cacciare via se appena appena si permettesse di bussare alla porta dei cervelli dei «nostri», è uno e uno solo: i favoriti siamo noi. Serve uno sforzo, per evitare il ragionamento, perché è un pensiero che viene spontaneo. Perché l’Atalanta è avanti in classifica, perché è uscita imbattuta dalla semifinale di andata, perché è più forte abbastanza oggettivamente, perché è avvolta da un ambiente tutto a favore mentre la Lazio si sa come sta. Ma tutto questo ha un senso che è solo teorico. Di fatto, dopo il 2-2 dell’andata, Atalanta e Lazio si giocano una sfida secca. Imprevedibile per definizione. E se in un ipotetico torneo fatto di dieci partite l’Atalanta quasi certamente ne uscirebbe con più punti della Lazio, la sfida secca è quel tipo di situazione che una chance la garantisce a tutti. Anche a squadre molto più deboli dell’avversaria. E non è il caso della Lazio. Che è sì più debole dell’Atalanta, ma non con uno scarto tale da far pensare a una partita «facile». Quindi sì: il pensiero viene, ma va cacciato. Potrebbe essere una sorta di dodicesimo laziale in campo, teoria che si fa pratica.