Atalanta, perché l’intensità solo con l’acqua alla gola? Bene la rimonta, ma così non si va oltre il 7° posto

commento. Il post partita di Roberto Belingheri

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L a domanda è una, una sola. Perché l’Atalanta, se non è fisicamente esausta, ha bisogno dell’acqua alla gola, del ciglio del burrone, della paura di rovinare tutto, per far scattare l’interruttore mentale sulle partite, sulle gambe, sull’intensità, sulla precisione tecnica? Perché questo si è visto sul campo del Sassuolo e questo si è visto, in modo ancor più evidente, in questa partita con l’Udinese. Che era da vincere, per non perdere terreno nella corsa all’Europa. E invece la si è pareggiata dopo aver tantissimo rischiato di perderla. E la si è pareggiata proprio perché quel senso quasi di “disperazione” ha fatto sì che l’Atalanta mollasse gli ormeggi. Di positivo c’è il punto, di negativo c’è che il punto serve a poco. Di negativo c’è la sensazione di “cottura” generale del primo tempo, di positivo c’è la forza emersa, invece, quando meno te la saresti aspettata. Di negativo ci sono prestazioni singole disarmanti (Kossounou, Musah), di positivo c’è Sulemana, Scamacca, Bernasconi. E Palladino che finalmente prova, con successo, il doppio centravanti. Ma la classifica parla chiaro: con questo pareggio un certo tipo di conti rischia di non essere più roba per l’Atalanta, che settima è e settima, probabilmente, è destinata a rimanere.