S ono queste le partite che decidono una stagione. Che incidono in una stagione. Perché sono le partite che meriti di vincere, ma gli avversari non avrebbero completamente meritato di perdere. Sono quelle partite che si mettono subito bene, ma poi se non le chiudi rischiano sempre di complicarsi. Atalanta-Torino è andata esattamente così: l’Atalanta l’ha messa subito bene, ma poi non l’ha chiusa. E se non la chiudi gli avversari ci provano sempre. Spesso ci riescono, stavolta no. E alla fine sono tre punti di quella specie di punti pesantissimi, che incidono in una stagione. Perché potevi anche pareggiarla e complicare terribilmente la risalita, e invece l’hai vinta. Conta tantissimo, per il cuore, il raddoppio finale di Pasalic. Conta relativamente nell’analisi della partita, perché il secondo tempo è stato un’enorme sofferenza, un rischio costante di incassare il pareggio, e poi chissà. Ma bene così, perché, ripetiamo, sono queste le partite che hanno un peso specifico enorme: quelle in cui prendi il massimo avendo meritato forse non completamente. Sono tre vittorie consecutive, 31 punti, e tutte le cose che stiamo per dire.
La stabilità di Palladino
Palladino fa sempre scelte logiche. Cambia quando deve, ma se non serve conferma chi vince. I vecchi motti un senso ce l’hanno sempre, in fondo. Così, se Zalewski fa bene al posto di Lookman, dentro ancora Zalewski. E così Ahanor, e così Bernasconi. E l’Atalanta lo premia, perché il primo tempo è stato di grande qualità, di superiorità quasi imbarazzante verso una squadra di metà classifica. Il che dimostra che la caratura di questa rosa è di alto livello.