S ì, ok: il Milan lo abbiamo visto tutti. Una squadra con due piedi nella fossa. Ma l’Atalanta di Cagliari, o l’Atalanta vista col Genoa, questa partita non l’avrebbe vinta. Sarebbe stata una sfida tra due disarmi diversi ma ugualmente tristi. Invece l’Atalanta, che con questi tre punti di fatto mette in cassaforte il settimo posto, poi vedremo a cosa servirà, ha avuto un sussulto d’orgoglio. E si è ritrovata unita, concentrata, a tratti intensa, tecnicamente apprezzabile. Tutto abbastanza facilitato da un Milan imbarazzante, demolito, senza idee (con Allegri non è una novità), sotto un treno, contestatissimo dai suoi «tifosi». Quelli che se ti chiami Milan devi vincere a prescindere dalla situazione societaria, dal bilancio semi disastrato, dai nomi che hai in rosa. Certo, fa rabbia pensare che un’Atalanta così, sopra la sufficienza, forse avrebbe potuto giocare un finale di stagione diverso, ed essere ancora in corsa per una posizione che ora non dipenda dall’esito della finale di Coppa Italia. Ma è inutile piangere sui punti versati: l’Atalanta ha quel che si è meritata, frutto dei demeriti di inizio stagione - Juric ha fatto quel che Juric ha sempre fatto: tanti pareggi, ma il problema è averlo scelto - dei meriti di una rimonta che ha presentato un conto pesante, e del demerito di non aver completato il lavoro sostenendo la condizione atletica e mentale fino alla fine. Perché si è puntato «troppo» sulla semifinale di Coppa Italia, persa la quale il contraccolpo è costato i punti di Cagliari e Genoa. E quindi, eccoci qui.