Che thriller, ma abbiamo ritrovato corsa, gol, punti, vecchia guardia e giovani vincenti. Abbiamo ritrovato l’Atalanta

commento. L’editoriale post partita

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A spettavamo la scintilla, è arrivata una bomba. Di quelle che quasi ti esplodono in mano. E lì, sull’orlo del precipizio, abbiamo ritrovato la squadra, i gol, i punti. Poteva quasi finire tutto, invece tutto è ripartito. Poteva arrivare un colpo del ko, perché il gol dell’Empoli a fine primo tempo non lo era, ma somigliava tanto. Volevamo l’Atalanta, in questa partita. Ci abbiamo rimesso tutti un pezzo di coronarie, abbiamo trascorso un altro intervallo depresso, non capendo più i perché e i percome, non mettendo a fuoco la ragione dell’incantesimo e il modo per scioglierlo. Alla fine il bacio che trasforma il ranocchio in principe arriva nel modo che meno ti aspetti: con un cross di destro del mancino, e un gol di uno che i gol non li segna quasi mai. Il giovane fa l’assist, la vecchia guardia fa il gol. C’è tutto. Potrebbe anche essere tutto, in fondo. Ma teniamoci spazio e tempo per qualche ragionamento in più.

L’orgoglio

La formazione di Gasperini aveva forse poco di tecnico e poco di tattico, ma c’era molto il senso della chiamata alla vecchia guardia. O quel che ne rimane. Muriel e Zapata: caricati dalle dichiarazioni degli ultimi giorni, messi in campo per salvare il salvabile. Nove undicesimi più Scalvini e Ruggeri e formazione fatta, per tentare di girare la pagina di questo maledetto periodo. Occhi sui colombiani, dunque. Impegno e orgoglio non si discutono.